Gioco
«Un tuffo a Calafuria per ricordare il nostro Matteo»
A distanza di un anno dal giorno in cui il giovane è sparito fra le onde. Il corpo non è mai stato recuperato
LIVORNO. «Non c’è dolore più grande, per un genitore, che perdere un figlio e non sapere dov’è». Non si dà pace Alessandro Aiello, comandante del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno, che ripercorre fasi e modalità delle ricerche di Matteo Maestri, risucchiato dalle onde che il 27 agosto 2011 spazzavano gli scogli di Calafuria.
«È una zona frequentatissima dai sub, ma le ricerche non hanno portato ad alcun risultato: ed è la prima volta che accade», dice Aiello. Dalla sua il comandante del nucleo sommozzatori ha quarant’anni di esperienza. «In quella zona i casi di annegamento di bagnanti sorpresi dalle onde sono frequenti. In quarant’anni di esperienza, però, non ho memoria di qualcuno che sia svanito nel nulla, né di corpi trasportati al largo: chi annega in quella zona è stato sempre ritrovato, e sempre a poca distanza».
Invece, la tragedia nella tragedia – spiega Aiello – è che il corpo di Matteo è stato inghiottito dalle acque, restando intrappolato nel fondale. In genere, al massimo a distanza di 5 o 6 mesi il corpo viene restituito dal mare. Possono essersi verificati due casi. La prima ipotesi è che sia stato trascinato da una corrente sul fondo che lo abbia allontanato dalla zona. Anche di recente abbiamo trovato correnti molto forti che in passato in quel tratto di mare non trovavamo».
Ma c’è anche un’altra ipotesi. «Che il punto di vista a terra sia stato falsato come prospettiva e che in realtà Matteo si trovasse più distante in un tratto che ha un fondale melmoso – sostiene il comandante–. Ci siamo spinti anche in quella zona ma lì per le caratteristiche è impossibile fare una ricerca sistematica».
Inutili le ricerche, nonostante le numerose immersioni, anche con il supporto di alcuni sub volontari che per oltre un mese dalla tragedia hanno perlustrato i fondali in quel tratto di mare. Uno specchio in cui più volte i genitori sono tornati più volte. Così come faranno lunedì, a un anno esatto dalla morte di Matteo, scomparso alla vigilia del suo trentesimo compleanno. Per ricordarlo faranno un tuffo in quelle acque. Una piccola cerimonia privata, accompagnati dai parenti più stretti. «Un luogo del dolore che si è trasformato nel luogo del ricordo», dicono i genitori Giuliano e Lucia.
A ottobre dello scorso anno, due mesi dopo la scomparsa, in quasi duecento tornarono a Calafuria, a Livorno, per una cerimonia di estremo saluto a Matteo. Parlarono gli amici, la mamma Lucia e vennero lanciati fiori in mare sulle note di alcune canzoni di Lennon, degli Oasis e dello stesso Matteo.
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