Toscana
«Tuo padre ha sparato allo zio»
L’11 agosto l’agguato a colpi di pistola al Picchianti, un bimbo svela il giallo
LIVORNO. «Tuo padre ha sparato allo zio». È una conversazione tra due bambini a svelare il giallo dell’agguato avvenuto la notte dell’11 agosto in via dell’Artigianato, nella zona del Picchiati, periferia nord di Livorno. A restare ferito alla caviglia, alla coscia e all’intestino Francesco Casella, 39 anni, professione giostraio. In manette con l’accusa di tentato omicidio “Nino” Fiasché, 32 anni.
A scatenare la lite tra le due famiglie sarebbe stata la spartizione dell’oro rubato nei giorni precedenti nelle case tra Livorno e l’interland cecinese. «Tra le due famiglie – spiegano gli inquirenti – c’era un accordo: chi si fosse trovato implicato maggiormente nell’indagine doveva accollarsi tutta la responsabilità».
È per questo patto, molto probabilmente, che la moglie della vittima, Angela Rasizza, dopo il ferimento del marito ha cercato di depistare le indagini. «Ha avuto una lite con tre stranieri che erano fermi a bere a bordo di una station wagon poco di distante dal nostro camper e quando sono uscita hanno iniziato ad offendermi».
Una versione smentita dagli accertamenti della squadra mobile. Dalla telecamera di un capannone gli investigatori hanno potuto ricostruire l’arrivo nel piazzale della famiglia rivale, un testimone ha poi confermato la presenza della macchina di Fiasché e della moglie Maria Bono.
Dagli atti d’indagini emergono anche particolari curiosi. A cominciare dal tentativo dei partenti dell’uomo arrestato di togliere le tracce di polvere da sparo con dei reagenti chimici. Oppure gli stessi parenti compiere un sopralluogo al Picchianti per verificare la presenza di telecamere e poi mettere a soqquadro la stanza dov’era ricoverato il ferito a caccia di microspie. (f.laz.)
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