Il Tirreno

Livorno

«Rossi tifa Pisa ma stravolge la legge»

di Alessandro Guarducci
«Rossi tifa Pisa ma stravolge la legge»

Kutufà contro la proposta del governatore. E anche Cosimi sbotta: «Ora basta, Livorno è stanca di essere penalizzata»

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LIVORNO. «Nel suo tifo per Pisa, il presidente Rossi stravolge la legge». Non usa mezzi termini Giorgio Kutufà, per esprimere il proprio dissenso dalle parole che Enrico Rossi ha pronunciato alla Festa del Pd di Siena a proposito della riorganizzazione istituzionale della Toscana. La proposta del presidente della Regione, in sintesi, prevede la creazione di tre aree vaste: quella metropolitana, con Prato, Pistoia e Firenze capoluogo; quella del Sud, con Grosseto, Arezzo e Siena capoluogo; infine quella della Costa, con Massa, Lucca, Livorno e Pisa capoluogo.

«Ma così Rossi va oltre la legge tre volte - prosegue Kutufà - Firenze, in quanto “città metropolitana”, può aggregare altri comuni limitrofi che ne facciano richiesta però non può diventare provincia. Per quanto riguarda invece Pisa e Siena, entrambe le città hanno lo stesso problema: nelle aree vaste indicate da Rossi, non sono i capoluoghi col maggior numero di abitanti. Arezzo ha infatti più abitanti di Siena e Livorno più di Pisa. Piaccia o no, ma questi sono i numeri. E siccome la legge dice espressamente che il capoluogo della nuova provincia deve essere la città con la maggiore popolazione residente, Rossi dovrà farsene una ragione. Almeno che non venga modificata la normativa in materia».

Una breve pausa, poi il presidente della Provincia torna ad alzare i toni. «Non è un caso che abbia detto queste cose a Siena - prosegue Kutufà - perchè i senesi soffrono questa situazione come i pisani: dal presidente Rossi non si aspettavano altro che queste parole. Però non è quello che dice la legge».

A proposito: la legge sulla composizione delle nuove province e sui capoluoghi, dice che il criterio della “popolazione” può essere superato in caso caso di diverso accordo fra i comuni interessati. «Verissimo - replica Kutufà - ma in questo caso, in primis l’accordo deve essere raggiunto con la città che è il capoluogo naturale, quindi Livorno».

A Giorgio Kutufà, comunque, non va giù neanche il nodo con cui Enrico Rossi si sta muovendo in questa vicenda. E lo ammette apertamente. «Ritengo che su questo argomento - sottolinea - il presidente della Regione non dovrebbe pronunciarsi. Anche perchè la materia non è di sua competenza. E poi il presidente insiste col metodo di evitare un confronto istituzionale, facendoci trovare di fronte a pronunciamenti rivolti direttamente all’opinione pubblica. Credo che invece di forzare la legge , il presidente Rossi farebbe bene a discutere con le parti interessati: sulla questione, serve una riflessione più compiuta».

Alessandro Cosimi, a sua volta, si è dichiarato sorpreso e amareggiato per le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione. «Ha detto queste cose senza averne mai discusso prima col sindaco di Livorno e questo è di per sè già grave - dice - Aggiungo che il decreto in materia non attribuisce alla Regione il compito di scegliere i capoluoghi: se si vuole trovare un accordo diverso dalle previsioni di legge, bisogna che ci sia il consenso del Comune di Livorno, che in tutte le ipotesi ventilate per il riassetto delle province è sempre il capoluogo naturale».

Cosimi aggiunge che il «28 agosto è in programma un incontro col presidente Rossi, ma non so se lo vorrà mantenere dopo quello che ha detto». Insomma, par di capire che quanto accaduto alla Festa del Pd di Siena abbia incrinato il rapporto tra l’amministrazione livornese e la Regione. E Cosimi, con le sue dichiarazioni, conferma che non si tratta di una semplice sensazione.

« Noi abbiamo sempre difeso il rapporto con Rossi - dice il sindaco - e proseguiamo a sostenerlo. Ci sono però state situazioni difficili e penalizzanti che Livorno ha sempre vissuto razionalmente: sono ferite sempre aperte (il riferimento, per esempio, è la perdita del Lotto Zero a fronte delle realizzazione dell’Autostrada Tirrenica, ndr) e oggi, per l’ennesima volta, Livorno si trova a non avere certezze rispetto a quanto è invece scritto in un decreto. La reazione non potrà più essere garbata e banale».

L’uscita di Enrico Rossi non è stata apprezzata neppure dal consigliere regionale del Pd, Marco Ruggeri. Che prima se la cava con una battuta («Si vede che questo caldo non fa affatto bene...») e poi, però, si fa serio. «La Regione non può cambiare una legge nazionale - afferma - Questo dovrebbe bastare a chiudere l’argomento. Ma se si vuole aprire una discussione, facciamolo seriamente. Anche io sono favorevole alla suddivisione della Toscana in tre aree vaste, perchè è la cosa più logica da fare. Ma parlare prima della scelta dei capoluoghi mi sembra un metodo sbagliato: così si rischia soltanto di far svanire un’idea positiva. Anche perchè le ipotesi avanzate dal presidente Rossi non rientrano nelle previsioni della legge».

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