Sicurezza
In rivolta il fronte delle barchette
Prima la tassa regionale, poi la Tia sull’acqua. «Le nostre gabbianelle non sono lo yacht di Briatore»
LIVORNO. «Anche l'Alitalia e Ryanair sono in subbuglio: se l'Aamps è venuta a chiedere a noi dei circoli nautici il pagamento della Tia sull'acqua, è probabile che presto pensino di conteggiarla anche sugli spazi aerei dei velivoli che passano sopra Livorno per arrivare all'aeroporto di Pisa». Andrea Lami, presidente dei pescasportivi Fipsas, sguaina la battuta mentre nel salone della stazione marittima sta per iniziare l'assemblea del “popolo delle barchette”: è un mondo che nella nostra città vale qualcosa come 4mila imbarcazioni, quasi sempre piccole o piccolissime, raggruppati in una sessantina di circoli raggruppati nel Consorzio Nautico più la galassia rappresentata da porticcioli e moletti dal Nazario Sauro fino a Chioma. Punti nel vivo dalla richiesta di pagamento della Tia sugli specchi acquei, con tanto di pagamento di arretrati fino al 2007 e d'una multa che vale il raddoppio della cifra.
Batosta da 10-15mila euro. C'è l'esempio di un piccolo circolo che ha 70 metri di banchina – dice una delle tante voci che si alzano a raccontare storie e lamentazioni – e per il quale è stato uno specchio acqueo da 700 metri quadri. È stato chiesto il pagamento di 2mila euro. Ma questa è la cifra solo per un'annata, in pratica parliamo di 10-12 mila euro». Rincara un altro, che spiega il caso di una realtà da poco meno di mille metri quadri: «A me non è arrivata ancora nessuna raccomandata: sono andato a informarmi per capire che tegola stava per piombarci sul capo e mi è stato detto che, alla fine della fiera, potrebbe trattarsi di un importo sopra i 15mila euro. Mi è venuto un coccolone, ho fatto un urlo: si sono girati tutti. Ma pensano che la mia barchina sia lo yacht di Briatore?».
L’esercito delle gabbianelle e dei gozzi non ci sta a farsi raffigurare come una congrega di pascià, finalmente l’antro di Alì Babà dov’è nascosto il tesoretto sfuggito al fisco. Il paragone che rimbalza più spesso: tanto per distinguerle dai panfili con equipaggio a bordo e budget a suon di milioni, «non sono camper, semmai sono l’equivalente di uno scooter». E giù la frecciata: «Forse ora mi dovrò preoccupare che mi rendano imponibile come superficie calpestabile anche il poggiapiedi della Vespa o il sellino?».
La piccola nautica si ribella. Nel giorno di mezz’agosto con il solleone più caldo sono almeno una sessantina i responsabili, i dirigenti e i delegati di circoli e moletti che hanno risposto all’appello del Consorzio Nautico. Sbaglia mira però chi s’immagina un tam tam di tirate più o meno populiste, demagogiche o rissaiole. Parte una disquisizione sul filo della giurisprudenza e a suon di citazioni di sentenze della Corte di Cassazione.
Ad esempio, per Franco Casali (circolo Il Parago) è importante far riferimento alla sentenza n. 23583/2009 della Cassazione che ritaglia via dalle competenze del Comune e affida all’Authority ogni compito in ambito portuale: compreso il porto turistico, compreso il servizio di raccolta dei rifiuti (e non essendoci servizio non c’è neanche Tia da pagare).
Questo però creerebbe una differenziazione fra chi la barca l’ha nei circoli sui Fossi (sotto la competenza dell’Authority) e chi l’ha ai moletti (che sono fuori dalla mappa dell’istituzione portuale e pagano la tassa di concessione al Comune). Luigi Del Re, presidente del circolo del moletto di Antignano e coordinatore dei moletti cittadini, insiste su un altro aspetto e cita la storia giuridica della Tarsu-Tia sugli specchi acquei nel caso-clou della Marina di Portorosa in Sicilia («700 barche in 4 chilometri di banchine, e questo la dice lunga su che dimensioni abbiano»). Lo fa per dire che le stentenze indicano che il consiglio comunale può decidere di imporre la Tia anche sugli specchi acquei, ma finché non lo fa non sono imponibili. E dunque è un non-senso andare a chiedere gli arretrati su qualcosa di finora inesistente.
Piero Mantellassi, presidente del Consorzio, fissa lo sguardo su un’altra distinzione «non solo giuridica ma anche di buon senso»: «Un conto sono gli yacht con equipaggio a bordo, ben altra cosa sono le nostre migliaia di barchette, nessuna delle quali per quanto ne so ha equipaggio a bordo».
L’altra battaglia fiscale. Nel menù c’è una seconda battaglia in campo fiscale: contro la Regione che chiede il pagamento di una tassa extra sulle concessioni demaniali. Pure in questo caso si è trattato di una richiesta di arretrati, imputando ai circoli il pagamento di una tassa che nessuno aveva mai chiesto (e della quale lo stesso ministero ha ripetutamente negato la legittimità). Ovviamente con una sfilza di arretrati e castighi, come se si fosse in presenza di evasori. Su questo secondo fronte, tuttavia, una svolta si è avuta: la commissione tributaria ha dato ragione al “popolo delle barchette” nelle prime 4 cause-pilota in discussione. Peraltro, l’avvocato Alessandro Personi (studio Vaudo Paggini) ha invitato a non abbassare la guardia: 1) la Regione ha annunciato «l’intenzione di ricorrere in appello e di andare avanti fino alla Cassazione»; 2) le motivazioni della sentenza sono estremamente scarne e questo tiene aperto un varco alla riproposizione da parte della Regione di una serie di motivazioni in secondo grado»; 3) è in ballo ancora una settantina di ricorsi, che saranno esaminati da una pluralità di sezioni, e dunque benché il successo iniziale sia un buon viatico, non è garanzia assoluta che anche gli altri giudizi si allineino.
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