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Livorno

A Livorno boom di reati in un anno il 15,8% in più

A Livorno boom di reati in un anno il 15,8% in più

Lo scorso anno in provincia ne sono stati registrati 5.385 ogni 100mila abitanti Staffa: «Colpa della crisi, crescono scippi e furti». E poi qui c’è la denuncia facile

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LIVORNO. A Livorno e provincia è vero boom di reati: più 15,8 per cento nel 2011 rispetto al 2010. Dopo Forlì (più 18,3 per cento), quella di Livorno è la provincia che in Italia ha fatto registrare l’incremento più alto. E con una media di 5.385 denunce ogni 100mila abitanti la costa livornese è schizzata al 14° posto nazionale. In Toscana peggio di noi hanno fatto Prato (7°), Firenze (9°) e Pisa (11°).

È quanto emerge dalle elaborazioni fatte dal Sole 24 Ore in base ai dati sui “delitti commessi” (dai furti alle rapine, dalle estorsioni alle truffe fino agli omicidi) rilevati negli ultimi due anni dal ministero dell’Interno (dati consolidati per quanto riguarda il 2010 e suscettibili di qualche piccola correzione per il 2011).

In tutto, lo scorso anno, ci sono stati 18.469 reati: un numero che è ben al di sotto di quello riportato per altre realtà del territorio (ad esempio Lucca, 21.025), ma che posiziona comunque Livorno nella triste top 15 dei guai, considerando il numero di abitanti (5.385 ogni 100mila).

Così ecco che alla luce di questi numeri - come fa notare il dirigente della squadra mobile della questura, Marco Staffa - si spiega anche l’operazione “rinforzo” voluta dal questore Marcello Cardona, arrivato in città a giugno.

Cardona, dopo una riorganizzazione complessiva della macchina della sicurezza, ha ottenuto 293 agenti in più, che sono impegnati in città, lungo la costa e all’Elba e vi resteranno fino al 15 settembre nell’ambito dell’operazione Estate Sicura. Segno che il boom di reati era una tendenza nota alla Questura. «Un’azione di rinnovamento – ripete Staffa – per un controllo più incisivo sul territorio».

Ma come si spiega l’impennata di denunce tra il 2010 e il 2011? Al di là del linguaggio freddo di numeri e statistiche, c’è una crisi che morde e che, fa notare Staffa, «in generale aumenta la tendenza a delinquere».

«A crescere – spiega – sono stati soprattutto i reati minori, quelli che vengono definiti “predatori”: taccheggi, scippi, furti». Vale per i livornesi, vale anche di più per chi magari risiede sul territorio in modo irregolare e vive di espedienti. Gli omicidi, invece, si sono ridotti.

Staffa, però, sottolinea anche che «una maggiore presenza delle forze dell’ordine, tutte, sul territorio, di solito stimola anche maggiori richieste da parte dei cittadini». Tradotto: denuncio di più perché confido nel lavoro di chi, quella denuncia, la raccoglie.

In questi termini, forse, si può spiegare anche il fatto che nella classifica dei reati per numero di abitanti, molte province della Toscana sono finite ben al di sopra di tante realtà del sud d’Italia (la siciliana Enna, ad esempio, è al 99° posto con 2.563 denunce ogni 100mila abitanti). «In alcuni casi – chiosa il dirigente della questura livornese – un calo di reati registrati può essere un pessimo segnale, una spia d’allarme dell’omertà».

Non spiega quel boom pari al 15,8 per cento, ma uno zampino sull’alto numero di denunce, chiude Staffa, pare avercelo messo anche una certa «caratterialità dei toscani in generale e dei livornesi in particolare», che quanto a litigi di condominio e querele al vicino, all’ex amico o all’amante sembrano essere maestri. Poi magari si risolve tutto a cena, ma intanto la chiamata al 113 o al 112 è partita...©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web