Il Tirreno

Livorno

Una Perla salva perché immobile

di Antonio Valentini

A Castiglioncello la “resistenza al cemento” ha avuto un costo: il turismo si è fermato, come il tempo, nel bene e nel male

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INVIATO A CASTIGLIONCELLO. Le virtù di Castiglioncello stanno nei suoi limiti. Tutto è fermo a cinquant’anni fa, quando sembrava che i divi del cinema germogliassero dall’asfalto, tanti se ne incontravano per strada. Nessuna luce intermittente, poche insegne luminose, il silenzio inonda le ville sul promontorio dalle finestre aperte e ne esce tale e quale, incontaminato da voci o suoni. Spiegano che questo è il tratto distintivo, che la Perla del Tirreno (così chiamavano Castiglioncello fino a tutti gli anni ’80) ha per paradigma Portofino e non Rimini, è un’oasi del riposo e non un luna park del turismo. E presi dalla narrazione, con autocompiacimento quasi solenne, aggiungono che appena uno stabilimento balneare alza il volume della musica, subito arrivano le telefonate ai vigili urbani e ai carabinieri.

Così è da sempre. Quando il Ciucheba girava a pieno ritmo ed era una delle discoteche più alla moda della Toscana costiera, quasi ogni sera s’ingaggiavano dispute tra chi voleva divertirsi e chi la quiete. Oggi il problema è stato risolto alla radice. Il Ciucheba è un rudere, circondato da un reticolato che mette tristezza solo a guardarlo. Se ne sta lì, chiuso e dimenticato, al pari di Villa Godilonda, ex resort di lusso che domina la Baia del Quercetano, entrambi circondati dal proverbiale silenzio che domina l’estate castiglioncellese. Due spine nel fianco. Tutti ne parlano, se ne lamentano, ricordano i bei tempi andati. Ma poi finiscono per conviverci.

Dopotutto Castiglioncello è fatta di pochi alberghi (14) e di una miriade di case estive, dove una volta i divi di Cinecittà si ritiravano per le loro estati lente e conviviali. La villa di Suso Cecchi D’Amico era il baricentro, il cuore pulsante di un paese in cui a un certo punto dell’anno l’inflessione romanesca dei salotti-bene finiva per prevalere sull’accento livornese addolcito ed elegante. I divi di allora stavano chiusi nei loro giardini e solo qualche volta uscivano, accompagnati dagli sguardi estasiati di chi se li trovava davanti in carne ed ossa. La parola d’ordine era discrezione. Oggi è la stessa, benché i personaggi siano cambiati. Come identico è l’aspetto urbanistico, di per sé ostacolo allo sviluppo alberghiero e, quindi, di un’industria turistica più remunerativa. Luca Agostini, assessore al turismo del Comune di Rosignano, spiega perché: «C’è un problema di dimensioni, che spesso va oltre la volontà dei singoli proprietari. Molti alberghi sono nati piccoli, ma non possono ampliarsi a causa dei vincoli paesaggistici. Un limite che ne impedisce anche la valorizzazione». Per questo motivo solo due, il Martini e Villa Parisi, hanno le quattro stelle. Alcuni ne hanno tre e gli altri si fermano a due, circostanza che ne avvalora l’aura romantica, dal sapore un po’ retrò, di pensioncine anni ’60 realizzate nelle villette stile liberty. Ma che di fatto è un ostacolo alla crescita. «Per questo ho lanciato l’idea dell’albergo diffuso – spiega Margherita Pia, assessore all’urbanistica -. Castiglioncello è piena di pensioncine, in qualche modo potrebbero collegarsi. Ma la proposta non va avanti, servirebbe una mentalità diversa».

E’ una parola. In teoria tutti vorrebbero che le cose filassero meglio e ogni tanto alzano la voce, però nessuno scambierebbe l’identità di Castiglioncello con quella di un posto più in linea con i tempi. Qui si vive ancora del mito del “Sorpasso” di Dino Risi, di cui si è appena celebrato il cinquantesimo anniversario. Un successo. Al pari di quello del 2002, quando le pellicola fu restaurata e proiettata in una piazza stracolma di gente emozionata perché si rivedeva, nel ruolo di comparsa, al fianco di Vittorio Gassman e di Jean Louis Trintignant. Oggi la spiaggetta dove lo spiantato e inaffidabile Bruno Cortona, alias Vittorio Gassman, faceva il cascamorto, è stata divorata dall’erosione. Ma l’atmosfera di quegli anni si respira ovunque. Si respira nella pineta dove, caso più unico che raro, continua a funzionare il cinema all’aperto, è stato riaperto il minigolf e rivitalizzato il Tennis Club. Si respira sulla passeggiata lungomare verso Punta Righini, ristrutturata e intitolata ad Alberto Sordi che proprio lì possedeva una villa con vista mozzafiato. Si respira nella piazza, vicino al garage dei Ciucchi che d’estate diventava il club delle “Quattro gomme lisce”, con Marcello Mastroianni che ci passava interi pomeriggi a parlare del più e del meno. «Abbiamo subìto la storia», sentenzia Alberto Lami, scrittore e castiglioncellese doc. Ma d’altra parte la Perla del Tirreno non avrebbe mai potuto essere diversa. Il turismo di massa non poteva contagiarla, raccolta com’è nelle sue spiaggette, le scogliere inarrivabili e il suo fascino delicato, quasi timido.

Ciò nonostante la crisi si è fatta sentire, con gli alberghi che hanno faticato come mai negli ultimi dieci anni e tanti appartamenti vuoti o affittati sotto prezzo. Un posto auto, grosso modo, si trova sempre: «Male – dice Antonia Pizzi, presidente della Pro Loco -, vuol dire che non c’è il pienone». La soddisfazione dell’economia locale esige rinunce e sacrifici personali. «Castiglioncello ha potenzialità da sfruttare – aggiunge Pizzi -. La pineta Marradi, ad esempio, dovrebbe essere un luogo di ritrovo, con animazione e giochi per i bambini». Il piano particolareggiato scade a fine anno e Margherita Pia conferma che sarà rivisto l’assetto globale della pineta, compreso l’ex campo di calcio che d’estate diventa un polveroso parcheggio.

E il futuro? «Nel regolamento edilizio sono previsti nuovi alberghi, ma tutti in posizione decentrata. Finora nessuno s’è fatto avanti – conclude l’assessore all’urbanistica -. Manca l’intenzione a investire. Il promontorio potrà essere solo un ottimo terreno per la riqualificazione edilizia». In disparte c’è il Pasquini, come tutti i castelli circondato da mura che lo isolano. Con la pineta e la piazzetta è una delle anime di Castiglioncello, l’unico paese che si permetta tre cuori pulsanti. Lì dentro Armunia fa cultura e spettacolo di alta qualità. Il Comune l’aveva attrezzato come centro congressi, ma gli alberghi disponibili erano (sono) pochi, al punto da far rivedere l’idea al ribasso. E così Castiglioncello, anno dopo anno, ha scoperto che il tempo può anche fermarsi, perdendo il treno dello sviluppo impetuoso e pure quello della crescita modulata. È rimasto com’era, una cosa per pochi. Una Perla, appunto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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