Il Tirreno

Livorno

L’indispensabile Isee da gennaio serve a tutti

di Stefano Bartoli
L’indispensabile Isee da gennaio serve a tutti

A settembre sarà usato per ottenere lo sconto sugli abbonamenti ai treni, poi diventerà l’unica forma di risparmio su medicine e visite mediche

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La Regione Toscana ci punta praticamente per tutti i servizi di carattere sociale. Il governo promette modifiche che potrebbero arrivare, forse, anche già entro la fine di quest’anno ammettendo la presenza di difetti grandi e piccoli. I cittadini, da parte loro, capiscono solo in parte perché, dopo la dichiarazione dei redditi, se ne deve fare anche un’altra per accertare la reale situazioni patrimoniale, il tutto ben coscienti del fatto che chi evade continuerà ad evadere e ad usufruire anche dei relativi vantaggi su una bella lista di prestazioni.

Ma l’Isee, ovvero l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, dopo il varo con il Decreto Legislativo numero 109 del 1998, poi modificato dal numero 130 del 2000, scende adesso in campo con la pretesa di stabilire l’esatta condizione economica di una famiglia: in una parola, si cerca di mettere nella stessa pentola entrate dei redditi da lavoro, patrimoni, proprietà di immobili, canoni di affitto, ma soprattutto la consistenza della famiglia, dato fondamentale insieme alla presenza di eventuali figli minori, di portatori di handicap o di entrambi i genitori che lavorano. Parliamo appunto di “pretesa” perché, come si diceva, si tratta di una certificazione che non è esente da problemi e che, se usata in modo da diventare essenziale, avrà bisogno comunque di importanti revisioni. Intanto, da settembre si parte con gli aumenti delle tariffe per i treni dei pendolari che saranno modulati proprio sulle fasce Isee (nessun rincaro al di sotto dei 36mila euro; più 10 per cento tra 36mila e 70mila; più 15 tra 70mila e 100mila; più 20 oltre i 100mila). Situazione che dal 2 gennaio 2013, data in cui non basterà più dichiarare il semplice reddito Irpef, coinvolgerà i ticket per farmaci, analisi e visite mediche.

A chi conviene. Intanto si potrebbe dire che i veri poveri, in definitiva, non sono tra coloro che ne potrebbero trarre il maggiore vantaggio: l’Isee, infatti, utilizzando come base i redditi familiari, non fa altro che replicarne gli errori più o meno volontari. Non c’è infatti bisogno di essere economisti per capire che, se non si dichiara ciò che si guadagna già all’origine, la situazione si ripercuote anche sull’indicatore “compensato”. Chi invece ne può trarre giovamento, sono coloro che si trovano in fasce più alte che, proprio grazie all’Isee ed alle compensazioni magari per le famiglie numerose, riescono ad abbassare notevolmente le soglie rispetto alla normale dichiarazione Irpef.

In sostanza (vedi la grafica che pubblichiamo in alto e che è basata su operazioni effettuate attraverso l’apposito “calcolatore” presente sul sito dell’’Inps), il passaggio dall'Irpef al’altro indicatore può regalare sorprese, quasi sempre positive. Nell’occasione, siamo partiti da un reddito familiare Irpef di 40mila euro, di poco superiore alla soglia magica che consente l'esenzione (36mila euro), e abbiamo sperimentato tutte le varianti possibili: famiglie con due, uno o zero figli, casa di proprietà o in affitto, presenza o non di mutuo residuo, risparmi bancari minimi o consistenti. Il risultato dice che il reddito può essere "abbattuto", e anche di parecchio: in 15 casi su 18 si scende sotto la soglia dei 36mila euro. Un aiuto, secondo calcoli effettuati in collaborazione con il Caaf della Cgil di Livorno, arriva però anche a categorie professionali di diverso tipo: due ristoratori, marito e moglie, che dichiarano 14.300 euro a testa (media nazionale), hanno case di proprietà con rendite rispettivamente di 120mila e 180mila euro, mutui residui di 30mila e 45mila, depositi bancari per 150mila e 75mila euro, passano da 28.600 euro di reddito a 43.540 di Isee rimanendo comunque nell’ambito degli sconti sulle prestazioni. Un po’ come accade per un a coppia di titolari di autosalone con un reddito Irpef di importo simile: 14.500 euro a testa (anche questa è una media), 50mila di rendita della casa con altri 30mila euro di mutuo residuo, 120mila e 80mila euro rispettivamente di depositi bancari. Il risultato è che un reddito familiare di 29mila euro si tramuta in un reddito Isee di 29.343, anche questo compreso ampiamente nelle fasce di aiuto sociale

Tanti difetti. Tutti esempi che non fanno altro che evidenziare proprio i difetti dell’Isee su cui il governo promette appunto un apposito intervento: come spiegano al Caaf della Cgil di Livorno, intanto mancano tra l’altro nel conteggio il costo delle badanti, ma anche quello delle rette per strutture specializzate nell’accoglienza di persone anziane o soggetti portatori di handicap. Purtroppo però vengono ignorate anche le barche e le auto di lusso: pur essendo facile da individuare, questi giocattoli per ricchi ad esempio non vengono inseriti nel pacchetto patrimoniale insieme alla casa ed ai conti bancari. Per cui, paradossalmente, si possono avere in banca pochi spiccioli e, contemporaneamente, ormeggiato in porto uno yacht d’alto mare di altissimo valore; oppure nessuno vieta di avere a disposizione una o più vetture lussuose. In entrambi i casi l’Isee non cambia. «Si può quindi veramente arrivare all’assurdo - spiegano alla Cgil - che un genitore obbligato a dichiarare tutto, e quindi magari non in grado di avere un’esenzione ad esempio per i servizi scolastici, si trovi accanto a qualche falso povero che va a prendere i propri figli con il fuoristrada che costa una fortuna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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