Gioco
I rifiuti dove li metto? Su Guasticce gli occhi di Livorno
Collesalvetti: finora nessuna proposta, non accetteremo pacchetti a scatola chiusa. In ballo anche l’inceneritore
COLLESALVETTI. Nel gergo di casa Pd l'hanno chiamato il “distretto del riuso”: il luogo dove concentrare una serie di impianti per riciclare i rifiuti recuperabili e restituirli a nuova vita come materiali per nuove produzioni. Siccome però rimbalza sempre più spesso anche l'idea di far traslocare l'inceneritore via dal Picchianti perché troppo a ridosso della città, ecco che viene da immaginare che un rifiuto tiri l'altro e tutti e due si tirino dietro l'inceneritore. A maggior ragione dopo che il leader Pd Bersani in persona alla festa Pd livornese ne ha "sdoganato" politicamente la costruzione.
Già, ma dove? In un conclave di partito alla metà del mese scorso è emersa l'ipotesi Guasticce. Peccato però che dal Comune di Collesalvetti dicano di non aver aperto nessun dossier specifico né su questa localizzazione né su questo tipo di operazione. «Mai affrontato perché non si può neanche dire che ci sia stata presentata una proposta o una idea compiuta», rincara la dose il sindaco di Colle, Lorenzo Bacci: «Certo è che nessuno può pensare di decidere altrove, confezionare il pacchettino e poi mettercelo in casa».
Da Guasticce ha fatto sentire la propria voce l'ex assessore provinciale Paolo Schiavon che l'ha ironicamente ribattezzato il “distretto dei puzzi”: è un progetto che «più che innovazione e sviluppo mi pare contenga molti elementi che io chiamerei di colonizzazione». Il motivo: invece che creare posti di lavoro si limiterebbe a trasferire altrove quegli impianti che nessuno vuole.
Livorno all’attacco. Che tira da Livorno l'ha fatto ben capire l'assessore Mauro Grassi quando, intervenendo all'incontro in cui la Confindustria ha presentato il bilancio sociale delle imprese petrolchimiche, ha sparato a zero contro la logica del "no a tutto".
Non sono mancate contro stoccate da parte dei vendoliani di Sel proprio su questr'argomento: nei giorni scorsi, Andrea Cionini (Forum Ambiente Territorio) ha bacchettato l'assessore Grassi chiedendogli dove e quando mai fosse stato deciso il «progetto di un'area comune per i rifiuti tra Livorno e Collesalvetti» («in quale documento di programma elettorale del Cosimi o del Bacci se ne parlava, sicuramente non in quello di Cosimi, così come non vi è traccia nel documento di maggioranza del comune di Livorno "verso il 2014"», dunque «con chi e con quali forze politiche è stato discusso questo progetto»).
Anziché infilarsi a testa bassa nell'ennesima rissa fra istituzioni, il municipio colligiano contrattacca dicendo che «questa è una discussione mal impostata»: è come partire dalla fine (dove metto l'inceneritore) – si aggiunge – senza cominciare semmai a chiedersi se sia così indispensabile averlo. Anzi, iniziare il confronto dalla collocazione dell'inceneritore significa già aver tagliato le ali a tutto il resto.
Non di solo inceneritore... Collesalvetti ha uno standard di raccolta differenziata abbastanza limitato (28%) ma anche perché, per le caratteristiche rurali del territorio, una parte dei rifiuti finisce fuori dalle statistiche perché si differenzia nel mezzo migliaio di abitazioni che hanno il "composter" domestico. E comunque, a Colle rivendicano di non essersi serviti del solito espediente con cui talvolta altri paesi hanno "gonfiato" gli standard di raccolta differenziata: sfalci e potature. Per sistemare il bosco di Stagno è stato dato ai privati il permesso di portarsi a casa quel che raccoglievano (un po' come negli usi civici medievali…).
L’ipotesi digestore. «Ma – avverte l'assessore Riccardo Demi, titolare della delega all'ambiente – noi a Colle, prima di incatenarci all'inceneritore come se fosse l'unica strategia possibile, vogliamo tenere la porta aperta ad altre soluzioni innovative. Per dirne una: in Australia, in Israele e, in Italia, a Civitavecchia si sperimenta il metodo "Arrow Bio" che separa i rifiuti con l'acqua e li passa a un digestore anaerobico. È la soluzione di tutti i problemi? Magari no, avrà i pro e i contro ma vogliamo parlarne senza avere la pistola alla tempia». E il sindaco Bacci puntualizza: «Livorno, Pisa e Colle stanno uscendo dalla logica localistica e provando a imparare a programmare insieme le scelte che riguardano il futuro. Niente guerre di religione, dunque, ma non è un buon metodo cercare di sbolognare agli altri i propri problemi. Li affrontiamo insieme e insieme troviamo le soluzioni, non c'è altra strada sensata».
Con Rossi per l’Eni. Da Collesalvetti si respinge al mittente anche l'altra ipotesi che ogni tanto torna in campo, basandosi sul fatto che la raffineria Eni ha enormi aree ed ha un futuro incerto: l'inceneritore al posto della raffineria (o comunque sui terreni che non servono all'Eni). «Sì, l'impianto ha spazi vastissimi – dice l'assessore Demi – ma non è affatto traballante: al contrario, mi risulta che fra le raffinerie del cane a sei zampe sia fra le più profittevoli con 20-25 milioni annui». Non basta: siamo sotto i vincoli delle bonifiche catalogate come "Sin" e dunque qualsiasi passaggio di mano imporrebbe costi di bonifica che neanche Paperon de' Paperoni potrebbe sostenere. «Semmai – suggerisce Bacci – si potrebbe incalzare l'Eni perché il gruppo ha una vasta gamma di settori industriali e potrebbe spostare o creare qui lavorazioni importanti, contando sulla vicinanza del porto». Non è un caso che Collesalvetti abbia invitato il governatore Enrico Rossi a un incontro in agenda per il mese prossimo.
Sos aree industriali. Il sindaco colligiano rilancia e tenta di rimettere al centro dell'attenzione la questione delle aree industriali: ecco – dice – a cosa deve servire la piana di Guasticce, interporto compreso. Due le mosse in campo: 1) si amplia la gamma delle possibilità di insediamento nelle aree dell'interporto, includendo anche nuove industrie e non solo attività che abbiano a che fare con il porto; 2) lavori pubblici per due milioni di euro per il riassetto idrogeologico così da consentire di riperimetrare la cassa di esondazione del rio Acqua Salsa e recuperare altri spazi per insediamenti industriali. Intanto, l'Authority è entrata nel consiglio d'amministrazione dell'interporto e il Comune di Collesalvetti vuol entrare nella stanza dei bottoni dell'Autorità Portuale. Il risiko è appena partito: e se l'industria a Livorno non è morta del tutto, la partita si gioca qui. Fra Vicarello e il West.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
