Gioco
La Tia anche sull’acqua i circoli nautici si ribellano
L’Aamps chiede cinque anni di arretrati facendosi forte di un pronunciamento della commissione tributaria per far pagare pure sui tratti dei Fossi e del mare
LIVORNO. «Vabbè che siamo la patria dell'ironia ma francamente a noi "popolo delle barchette" fa avvero ridere sentirsi chiedere il pagamento della Tia anche sul mare, cioè sugli specchi acquei dei circoli nautici, perché l'importo viene calcolato sulla superficie calpestabile». Piero Mantellassi è il presidente del Consorzio Nautico livornese, la realtà che raggruppa la gran maggioranza dei quasi ottanta circoli cittadini (con poco meno di quattromila barche): va all'attacco dell'Aamps dopo che alcuni circoli associati si sono visti recapitare una raccomandata che minaccia di investire come un uragano l’intero fronte della piccola nautica: dai circoli finora investiti dal problema l'azienda della nettezza urbana esige il pagamento di cifre nell'ordine delle migliaia di euro.
«Gli specchi acquei considerati come superficie calpestabile? Per camminare sull'acqua non siamo ancora attrezzati ma ci stiamo organizzando», dice Mantellassi giocando sul filo del sarcasmo. Poi, riferendosi implicitamente all'episodio del Vangelo in cui Cristo miracolosamente cammina sulle acque, aggiunge: «Proveremo a chiederlo a chi l'ha già fatto tanti anni fa per avere suggerimenti dopodiché ne daremo notizia e, a quel punto, ci renderemo disponibili a considerare l'acqua come superficie sulla quale si può camminare».
In realtà, non è una botta da solleone ferragostano: nella propria missiva l'Aamps tiene a sottolineare come fondamento delle proprie ragioni – cioè che anche gli specchi acquei destinati a ormeggi di imbarcazioni sono soggetti alla Tia – il fatto che esista una «consolidata giurisprudenza», citando a mo’ di esempio la sentenza n. 115 del maggio scorso emessa dalla seconda sezione della Commissione tributaria provinciale di Livorno.
«Macché “consolidata giurisprudenza” – ribatte Mantellassi – l’unico riferimento è a una pronuncia che non ci risulta affatto costituire giurisprudenza e men che meno consolidata: soltanto le Supreme corti hanno titolo per fare giurisprudenza».
La raccomandata dell'Aamps dà 30 giorni di tempo, nel bel mezzo del periodo di ferie, per inviare controdeduzioni o fornire una planimetria e mettersi in regola con i pagamenti. Passati quei termini, l'ex municipalizzata di via dell'Artigianato spedirà fattura mettendo nel conto gli arretrati dal gennaio 2007. Aggiungendo: 1) come «risarcimento per il danno finanziario subito», un surplus pari al tasso di interesse legale «aumentato di tre punti percentuali»; 2) a «titolo di rimborso per le spese di accertamento», una maggiorazione che di fatto raddoppia l'importo della Tia, e comunque non è mai al di sotto dei cento euro.
Dalla missiva inviata emerge che l’Aamps imputa ai circoli anche la mancata denuncia di inizio occupazione di locali. Il fronte della piccola nautica non ci sta e respinge al mittente l’accusa: a parte la contestazione sull’acqua come “superficie calpestabile”, per i locali «viene già regolarmente pagata la tassa in questione». Il Consorzio lo ripete nella diffida ad Aamps: «Tutti i Circoli in possesso di superfici calpestabili come cantine, scalandroni o altro, già pagano la tassa in questione».
«Non si può dire che si possa fare immondizia sopra l'acqua e poi raccoglierla», avverte Mantellassi. «L'Aamps – rincara la dose – non può neppure chiedere una forma di risarcimento per la pulizia dello specchio acqueo: la competenza non è sua ma dell'Autorità Portuale, come stabilisce un protocollo del 2003 fra Comune e istituzione portuale nel quale si sancisce che, oltre agli specchi acquei, l'Authority ha titolarità anche sulle mura e sugli scalandroni dei Fossi».
Nel giro di pochi mesi è il secondo casus belli in punta di diritto che coinvolge il mondo della nautica minore: in precedenza era stata la Regione a esigere il pagamento di una “tassa sulla tassa” per le concessioni demaniali. «Non so se sia la forza della disperazione a seguito della spending review o l'iniziativa di qualche rampante in cerca dell'applauso del proprio amministratore», sbotta Mantellassi.
Comunque va detto che la questione Tia sugli specchi acquei era già saltata fuori. «Qualcosa del genere era capitata già tre o quattro anni fa, poi tutto rientrò perché era evidente che non c'era fondamento», ricorda il presidente del Consorzio: «Tutto nacque dal caso sollevato per un porto, credo sardo o siciliano, dove arrivavano mega-yacht con decine di persone di equipaggio, dunque con una tal produzione di immondizia che richiedeva l'impiego di cassonetti da svuotare spesso».
A giudizio del leader del "popolo delle barchette", forse in quella circostanza potrebbe essere più comprensibile la richiesta di pagare un contributo ma anche in tal caso l'applicazione della Tia «creerebbe qualche paradosso»: «Si dovrebbe applicare alla superficie calpestabile della imbarcazione come se fosse l'equivalente di una abitazione ma occorrerebbe che l'imbarcazione fosse fissa all'ormeggio fissa all'ormeggio, altrimenti si troverebbe nelle stesse condizioni di un camper. Ma allora anche a bordo di un auto o in sella a una bici si può avere una lattina o una cartaccia: la Tia, a chi si finirà mai di estenderla? Anche all'ombra della bici?».
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