Comune in guerra con i ladri di rame
I furti agli impianti di illuminazione costano oltre 70mila euro all’anno: l’amministrazione decide di sigillare 5500 tombini. Spesa prevista: 52mila euro
LIVORNO. Il Comune corre ai ripari contro i ladri di rame. Nell’ultimo anno furti e sabotaggi alla rete dell’illuminazione pubblica sono costati a Palazzo Civico più di 70mila euro. Il fenomeno non dà segni di frenata. Anzi. E in tempi di magra e cinghie strette anche 70mila euro hanno il loro peso. Così la giunta - con decisione datata 25 luglio - ha detto sì alla saldatura di oltre 5500 chiusini sparsi per la città. La misura dovrebbe servire ad arginare il fenomeno che con l’incancrenirsi della crisi si sta facendo prassi.
Funziona così: i ladri aprono i tombini di ghisa che coprono i pozzetti di derivazione lungo la strada (qualche volta spariscono anche quelli), tranciano i cavi che corrono tra un lampione e l’altro, e sfilano via metri e metri di “oro rosso”. Quintali di rame, che sul mercato è arrivato a valere davvero a peso d’oro: fino a 7 euro al chilo. Il metallo vale oro, ma rubarlo può voler dire perdere la vita: per sfilarlo dalle linee a bassa tensione spesso bastano scarpe di gomma e tronchesine, ma quando la tensione si fa media il rischio di restare folgorati è dietro l’angolo.
Perciò l’indicazione è di «procedere alla saldatura dei 5500 chiusini degli impianti di pubblica illuminazione nelle zone già colpite dal furto» e, contestualmente, «ricostruire le linee elettriche almeno in via Firenze e in via degli Arrotini». L’esperimento è già stato fatto in via Bedarida, in Coteto, dove sono state reintegrate le linee rubate, con successiva saldatura dei pozzetti. Spesa prevista: circa 52mila euro.
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