Gioco
Vivere con l’aeroporto in casa «Il terremoto? No, è un jet»
Pisa, 44 famiglie vivono incastrate dentro il Galilei: la loro abitazione inizia dove finisce la pista. «Mai fatto uno studio sull’inquinamento acustico, aspettiamo da trent’anni di trasferirici»
INVIATO A PISA. Via Dell’Omodarme è una strada corta e stretta, che dopo pochi metri si biforca nelle vie Cariola e Carrareccia, costeggiando il recinto dell’aeroporto e quello dell’autonoleggio. Il dirimpettaio è di quelli scomodi, quantomeno rumorosi. E infatti nel giugno scorso l’aeroporto Galilei figurava, quanto a movimenti, al 10° posto della graduatoria italiana.
Chi abita in quello che una volta era un vecchio borgo contadino, ha la sensazione di essere espropriato dal diritto a possedere una propria dimensione esistenziale, separato com’è di appena poche decine di metri dalla pista dove i rumori rombano a tutta forza e da una barriera trasparente dal piazzale dove i passeggeri scendono e s’imbarcano.
La vita dei cento abitanti delle vie Cariola e Carrareccia, a Pisa, si svolge condizionata dall’aeroporto. Ciascuno di loro sa tutto o quasi dell’aviazione civile e militare: «Non si faccia ingannare, quello che sente sibilare non è il rumore del motore, ma dei generatori, che si avviano quando gli aerei fanno rifornimento o vengono ricaricati per l’aria condizionata», spiega Gianluca Riccardi. Siamo davanti all’ingresso delle abitazioni. E appena i motori prendono a girare, il rumore si fa assordante: «Sa che quando all’improvviso tutto tace, noi ci svegliamo?»
Dopo anni di proteste non c’è traccia di uno studio dell’Arpat sui livelli d’inquinamento acustico e atmosferico che possegga il requisito dell’attualità, men che meno di una ricerca epidemiologica sullo stato di salute dei residenti. L’unica cosa che quest’ultimi hanno ottenuto è una barriera antirumore, alta non più delle case, poiché altrimenti non sarebbe stata in linea con la normativa sulla sicurezza.
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