Il Tirreno

Livorno

Indagini su infiltrazioni mafiose in città

di Lara Loreti
Indagini su infiltrazioni mafiose in città

Il Ros monitora gli appalti pubblici. E l’Anticrimine individua cinque persone “pericolose” sottoposte a sorveglianza speciale

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LIVORNO. Personaggi ambigui, provenienti da ambienti criminali del Sud Italia, che si sono insediati a Livorno e provincia e che, secondo le forze dell’ordine «vanno tenuti sotto controllo». Si tratta soprattutto di siciliani o, in qualche caso, di livornesi che però sono legati con gruppi del Meridione. Persone che hanno paginate di precedenti penali, soprattutto per rapine con sequestri di persone, estorsioni, armi da fuoco e droga. Reati spesso connessi alle organizzazioni criminali. Fa paura parlare di infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. E gli investigatori si affrettano a rassicurare gli animi, sottolineando che non sono riscontrate forme di criminalità organizzata. Lo dicono i carabinieri, che però evidenziano la presenza di metodi mafiosi, come l’estorsione, usati da alcuni soggetti. E lo ribadisce Francesco Zerilli, capo dell’Anticrimine della questura: «Nel nostro territorio non esistono vere forme di espressione mafiosa, ma sono sicuramente presenti dei personaggi da monitorare».

Quello che invece è sotto gli occhi di tutti è una storica presenza, soprattutto tra Rosignano e Cecina, di persone provenienti dal Sud Italia (Sicilia e Campania in primis) dal notevole profilo criminale. Gente che non solo ha alle spalle un ricco curriculum di reati, ma che continua a delinquere. L’immigrazione dal Sud si è intensificata nel momento in cui è stata costruita la Variante Aurelia: la maggior parte di queste presenze sospette, non a caso, lavora nell’ambito del settore edile. E poi è continuata con l’arrivo di parenti delle varie famiglie. È per questo che il Ros dei carabinieri di Livorno controlla costantemente gli appalti pubblici e monitora i nuovi residenti, attraverso un lavoro documentale, di intelligence e di controllo del territorio.

5 sorvegliati speciali. E non casuale dunque che queste persone vengano costantemente controllate da polizia e carabinieri. Per cinque di loro nei giorni scorsi è scattato un provvedimento di sorveglianza speciale, con l’obbligo di soggiorno nel comune di dimora. È stato l’Anticrimine della questura a chiedere al tribunale questa misura, che impone limitazioni alla libertà personale riguardo orari, luoghi e frequentazioni da rispettare. I sorvegliati sono Salvatore Beltrame, 31 anni, di Poggioreale (Trapani), suo fratello Vincenzo Beltrame, 39, Giuseppe Di Giorgio, siciliano 26 e Bernardo Linaris, 31, anche lui della Sicilia. Gli ultimi tre sono stati arrestati lo scorso febbraio dalla polizia per una efferata rapina in villa, con esplosione di arma da fuoco e furto di fucili, fatta tra Cecina e Volterra. Il gruppetto è già conosciuto alle forze dell’ordine per vari reati tra cui rapine, estorsione e droga. Il quinto sorvegliato speciale è di Campiglia Marittima, e ha 65 anni: si tratta di Pier Maurizio Cecchini, vecchio nome della malavita locale, noto agli investigatori come narcotrafficante, legato alla Sicilia.

L’indagine di Borsellino. Su Cecchini e sulle connessioni tra la sua attività e quella di personaggi di spicco della criminalità siciliana indagò il giudice Paolo Borsellino all’inizio degli anni Novanta: un’indagine per traffico di droga e associazione per delinquere di stampo mafioso della procura di Marsala che, oltre al nostro Cecchini, vedeva nel mirino il boss Giacomo Tamburello di Campobello di Mazara, all’epoca considerato dal Ros dei carabinieri un membro di spicco di quella famiglia mafiosa. All’epoca fu il Ros dei carabinieri di Livorno ad arrestare Tamburello e il suo autista Annunziato Barca nel 1994, al casello di Rosignano dell’A12: i due erano andati a trovare proprio Cecchini. Questi fu arrestato l’anno dopo nell’ambito della stessa indagine su un traffico di hashish. Già nel 1985 era finito in manette per un traffico di droga fra il Venezuela e l’Italia. Il Ros rimise gli occhi su di lui nel 1997, per un traffico di cocaina. E un nuovo recente arresto per Cecchini è arrivato ad aprile di quest’anno: coinvolto in una operazione del nucleo investigativo dei carabinieri di Roma con altre 31 persone accusate tra le altre cose di narcotraffico e associazione mafiosa.

Dal finto gelataio all’estorsione. Un mesetto fa è stato arrestato dai carabinieri Mauro D’Ambrosio, 37 anni, di Casoria, considerato vicino al clan Adinolfi. I carabinieri del Nucleo investigativo lo hanno pizzicato sulla spiaggia a Vada. Era latitante da tre anni, ricercato per droga. A fine maggio invece sono stati condannati con rito abbreviato per estorsione continuata Angelo Longo, 41 anni di Catania, a 5 anni e 4 mesi di reclusione, e per tentata estorsione aggravata il fratello Davide Longo, 37 anni, a 4 anni. Erano stati arrestati dai carabinieri. Vittime, a maggio 2011, erano stati due fratelli titolari di un’impresa edile di Rosignano Marittimo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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