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Alterati più di trecento test l’infermiera ha fatto appello
LIVORNO. Tutto inizia la mattina del 7 luglio del 2008, quando una collega di Susanna Fiorini si accorge che sulla fotocopiatrice del Corat c'è un referto manomesso. Le preoccupazioni crescono e i...
LIVORNO. Tutto inizia la mattina del 7 luglio del 2008, quando una collega di Susanna Fiorini si accorge che sulla fotocopiatrice del Corat c'è un referto manomesso. Le preoccupazioni crescono e i vertici dell'azienda sanitaria portano il caso in Procura. Nel mese di agosto Il Tirreno pubblica la notizia di un'indagine su un centinaio di errori che sarebbero stati commessi al Corat, ma dopo pochi giorni è l'allora direttore sanitario dell'Asl, Danilo Zuccherelli, a chiarire che non ci sono errori e che l'azienda ritiene di essere stata vittima di un tentativo di sabotaggio da parte di un dipendente.
L'indagine è affidata ai sostituti procuratori Giuseppe e Paola Rizzo: alla squadra mobile e agli esperti della polizia postale il compito di raccogliere i referti falsificati, parlare con le vittime, passare al setaccio i computer del centro.
Nel giro di poco tempo il cerchio dell'inchiesta si stringe attorno a Susanna Fiorini (48 anni), che prima viene ascoltata come persona informata sui fatti e poi - dopo una serie di perquisizioni anche a casa - viene indagata. Nel gennaio del 2009 finisce agli arresti domiciliari e ci resta fino a metà ottobre, a processo iniziato. Sono due le ipotesi di reato a carico dell'infermiera: falso e lesioni personali. In ballo c'è l'alterazione di centinaia di pap test, per il tumore al collo dell'utero, e degli esami del sangue occulto nelle feci, spia d'allarme per il tumore al colon retto.
Il caso fa il giro d'Italia: finisce davanti alla telecamera di "Mi manda Rai3", viene discusso sui banchi della politica. Dalla risposta a un'interrogazione presentata in Consiglio regionale, si viene a sapere che gli esami per la prevenzione del tumore al colon retto manomessi sono 357. Decine anche gli esiti dei pap test taroccati.
La città, incredula, sembra dividersi in due: a caldo in 224 (amici e colleghi) firmano un appello per dire che «lei non può essere colpevole». Nel novembre del 2009, dopo un dibattimento fiume, l'infermiera - difesa da Alberto Uccelli e Lorenza Musetti - viene condannata in primo grado a quattro anni per falso. Contro questa sentenza la donna ha fatto appello e il procedimento è in corso. Si sta invece dimostrando più lunga e delicata la strada per valutare le eventuali lesioni causate ai pazienti che si sono visti recapitare il referto alterato. Il numero di vittime dei “falsi negativi” (quelle per le quali è dimostrabile il nesso di casualità tra il ritardo nella diagnosi e la malattia) è sceso rispetto alle previsioni iniziali. Ma una quindicina di persone sono state comunque operate d'urgenza una volta scoperto il reale stato di salute e molte di queste sono state aggredite dal cancro. Come Liuda Zucchelli, che ora sarà risarcita dalla Asl.
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