Il Tirreno

Livorno

Ma quale lavoro nero, erano volontari

di Giulio Corsi

Bar e ristoranti multati accusano ispettorato del lavoro e Comune: «Regole poco chiare, è stato un blitz per far cassa»

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LIVORNO. «Con i soldi incassati a Effetto Venezia avremmo voluto pagarci uno stand al Salone del Gusto di ottobre per lanciare il cacciucco in una delle vetrine culinarie più importanti d’Europa. E invece adesso dovremo rivedere i nostri piani, perché all’appello ci mancheranno ventimila euro, tra la maximulta presa mercoledì dagli ispettori del lavoro e il mancato incasso di quella sera». Andrea Pagani, tra i fondatori dell’associazione Cacciucco Livorno, uno dei cinque locali chiusi dagli ispettori del ministero del lavoro, vorrebbe evitare qualunque polemica. Poi però qualche sassolino non riesce proprio a non tirarlo fuori dalla scarpa. «Una cosa voglio premetterla: noi siamo favorevoli ai controlli e non possiamo imputare niente a chi ci ha multato. Abbiamo già pagato 1500 euro per riaprire e pagheremo il resto. Certo però che se il Comune, a cui abbiamo versato mille euro per poter lavorare, ci avesse chiarito che eravamo equiparati ad un’impresa e che dovevamo fare dei contratti ai nostri soci addetti alla cucina e al servizio ai tavoli, l’avremmo fatto evitando di prenderci tutte quelle migliaia d’euro di multe».

Si mangiano fritturine deliziose, al punto ristoro dell’associazione Cacciucco, ricavato in quel tempio abbandonato che è il mercato ittico della Venezia. Pesce all’isolana, astice alla maionese abbinati a piatti a chilometro zero. 250 coperti a sera finalizzati a un obiettivo: finanziare le future manifestazioni, col sogno dopo essere stati a Slow Fish di portare il cacciucco al Lingotto di Torino. «Avevamo otto persone - continua Pagani - , tutti nostri soci, impegnati tra cucina e tavoli, e gli ispettori del lavoro ce li hanno contestati tutti. Fate i conti che salasso potrebbe toccarci. Stiamo valutando se fare ricorso perché secondo noi non si può paragonare un’associazione a un’impresa. E poi queste persone le avevamo assicurate con l’Ina Assitalia proprio per proteggerle in caso di infortunio. Se avessimo saputo che dovevamo regolarizzarle in altro modo l’avremmo fatto, non avremmo certo rischiato la multa. Però come potevamo fargli dei contratti di lavoro se operano gratuitamente?».

La saga dei controlli da parte del ministero del lavoro, dell’Inps, dell’Inail, dei vigili, i 22 lavoratori al nero scovati in appena due sere, i 55mila euro di multe, i cinque minorenni impiegati nel lavoro notturno, raccontati dal Tirreno di ieri, hanno creato rabbia e caos tra gli esercenti e i gestori dei locali di Effetto Venezia. Tutti casi diversi, tutti casi simili. Ognuno con la sua rimostranza da fare. «Io sono uno di quelli accusati di aver sfruttato il lavoro minorile - racconta Piero Ciantelli, presidente del circolo Acsi Il Grande Blu sugli Scali del Monte Pio -. Ho sbagliato, ho già pagato 1500 euro per restare aperto e mi assumerò le mie colpe davanti alla denuncia penale. Però voglio raccontare chi era il minorenne sfruttato: mia nipote di 16 anni che è socia pure lei e ci dava una mano a fare i cartocci in cucina. Se questo è sfruttamento...». Ciantelli è infuriato: «L’iscrizione a Effetto Venezia costa mille euro ed è lievitata di 600 euro rispetto all’anno scorso, l’affitto mi costa tremila euro. Ho sentito il direttore territoriale del lavoro dire che circoli e associazioni sono paragonabili a imprese. E’ un errore. Purtroppo la nostra sensazione è che quel blitz sia nato per far cassa. Mi chiedo perché in alcuni locali vanno e altri no. Di questo passo Effetto Venezia avrà vita breve».

Strano a dirsi è quello che si augurano, provocatoriamente, i titolari del bar Happy Days di via Borra. «Con questa manifestazione lavoriamo tanto, è innegabile. Abbiamo una media di mille scontrini a sera, ma se ogni volta devono per forza trovarci delle pecche meglio che Effetto Venezia non si faccia più - dicono Anna Maria e Joseph -. Generalmente non abbiamo dipendenti, ma per la manifestazione abbiamo preso dieci persone. Per sette di loro abbiamo stipulato il contratto di lavoro, altre tre pensavamo fossero in regola avendo la loro partita Iva. E invece gli ispettori del ministero ci hanno multato. E insieme a loro ci hanno accusato di aver sfruttato il lavoro minorile in orario notturno perché nostra figlia di 17 anni era lì con noi a darci una mano in attesa che chiudessimo. Non è assurdo?».

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