Gioco
INNOVARE PER SOGNARE UN FUTURO
Ma che cosa è possibile fare, qui e ora, per risalire la china? Occorrerà, magari capire meglio sul piano storico come si è caratterizzato quel conservatorismo (sociale, culturale, politico?). Anche...
Ma che cosa è possibile fare, qui e ora, per risalire la china? Occorrerà, magari capire meglio sul piano storico come si è caratterizzato quel conservatorismo (sociale, culturale, politico?). Anche perché se penso a quella sinistra che ha governato la città nel dopo Liberazione non posso non ricordare le capacità innovative di un giovane sindaco-intellettuale come Diaz, o da un sindaco-operaio come Raugi e le intuizioni portate per la modernizzazione del porto da Italo Piccini. Come non sono mancate, alla metà degli anni '80, all'interno del Pci, orientamenti innovativi ma, ahimè, sconfitti: si pensi alle vicende della “Bellana”. E come dimenticare le proposte e le suggestioni innovative del compianto Massimo Paoli?
E allora da dove ripartire? Non si può non partire dal porto. Sappiamo già che sul fronte delle crociere sarà dura, La Spezia e Civitavecchia sono già meglio disposte. Occorre o no favorire il settore crocieristico specializzando alcune aree che consentano alla stesse la necessaria operatività?
Che cosa ostacola una scelta importante, anche se dalla caratteristiche tecniche complesse, come quella di allargare la bocca sud al fine di permettere alle navi lunghe più di 250 metri di entrare e uscire di notte e di giorno? Più in generale occorre chiedersi se non sia il momento di concentrarsi su traffici emergenti e futuribili lasciando in secondo piano anche traffici storici ma che hanno per la loro peculiarità caratteristiche di alti e bassi commerciali. E inoltre perché non si parla più delle autostrade del mare di cui anche il presidente Ciampi ne auspicò lo sviluppo?
C'è un soggetto, oggi, per capacità, intelligenza e tenacia, in grado di mettere intorno al tavolo quegli imprenditori a cui non mancano liquidità e capacità manageriali?
Un ruolo importante può spettare ancora alla Compagnia portuali se si misura sino in fondo con le innovazioni necessarie, che sono in primo luogo di mentalità e cultura imprenditoriale, sia pur cooperativa. Ma il porto non può essere l'unico volano della nostra economia e la logistica e le infrastrutture, certamente fondamentali, ed è importante aver attivato un corso di laurea in Economia e legislazione dei sistemi logistici, non possono considerarsi una sorta di panacea, anche nell'ottica dell'area vasta. E allora occorre porsi il problema degli insediamenti produttivi. Ma esiste un soggetto in grado di promuovere un marketing territoriale? Esiste un progetto-prodotto Livorno, al di là della retorica?
E ancora, se la Porta a mare è una scelta strategica, come io penso, si è fatto tutto quello che si doveva fare per presidiare la filiera della nautica e favorire la crescita diversificata dell'asset industriale della città? Mi rendo conto che sono più gli interrogativi che le risposte. Ma se le domande sono giuste allora si possono trovare anche le risposte.
Un compito fondamentale spetta alla politica che deve uscire dal suo guscio autoreferenziale, aprirsi ai saperi e alle competenze, contribuire a delineare uno scenario chiaro in cui ciascuno faccia la sua parte. Non è più tempo di messaggi nella bottiglia.
Enrico Mannari
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