Sicurezza
De Tomaso, ok alla cassa
LIVORNO. È stato raggiunto al ministero del Lavoro l’accordo per la cassa integrazione alla De Tomaso: il provvedimento, che dal 5 luglio cambia causale da crisi a fallimento, interessa 1.040...
LIVORNO. È stato raggiunto al ministero del Lavoro l’accordo per la cassa integrazione alla De Tomaso: il provvedimento, che dal 5 luglio cambia causale da crisi a fallimento, interessa 1.040 lavoratori degli stabilimenti di Grugliasco e Livorno dove gli operai interessati sono 134. «Il problema delicato - spiega Vittorio De Martino della Fiom di Torino - è che l’Inps deve rendere possibile il pagamento subito, senza aspettare la firma del decreto».
«Con la cassa straordinaria - commenta Luigi Risi del Fismic - si chiude un capitolo della vicenda De Tomaso. Si tratta di un primo passo. La Fismic ha sempre messo sull’avviso tutte le parti in merito alla credibilità dei Rossignolo. Ora ci troviamo a fronteggiare una crisi drammatica. Comunque la cassa straordinaria servirà ad attutire le conseguenze di questa crisi. Un secondo capitolo si aprirà a settembre quando ci confronteremo sulla vicenda al ministero dello Sviluppo Economico».
Una notizia che arriva ventiquattro ore dopo il nuovo interrogatorio a Gianmario Rossignolo il manager di 82 anni agli arresti domiciliari dalla metà di luglio per la presunta truffa ai danni dello Stato per aver incassato oltre 7,5 milioni di euro di finanziamenti pubblici grazie ad una fideiussione falsa.
Il patron della fallita De Tomaso, è stato sentito per due ore e mezza dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi. Era accompagnato dall’avvocato Pierfranco Bertolino e dal collega Gabriele Rondanina, in sostituzione del legale di fiducia Massimo Giarardi.
Rossignolo ha raccontato di avere speso, in totale buona fede, i fondi - circa sette milioni e mezzo di euro - erogati all’azienda automobilistica per operazioni prodromiche ai corsi di riqualificazione per dipendenti a cui erano destinati.
Con lui la Procura di Torino ha indagato il figlio Gian Luca, il manager Claudio Degrate, il broker Christian Limonta, Massimilano Alesi, dirigente della casa automobilistica e una sesta persona che avrebbe messo in contatto la De Tomaso con il falsario.
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