Il Tirreno

Livorno

L’ESCLUSIONE DI SEL DALLA MAGGIORANZA

«L’interrogazione è un pretesto»

di ALESSANDRO COSIMI

Romanelli: spero che Bacci riesca a recuperare questa situazione

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di ALESSANDRO COSIMI

È già passato un anno dalla morte di Aldo e francamente è stato un lasso di tempo nel quale ci è mancato incontrarlo e di leggerne gli articoli che scriveva.

Aldo Santini è stato un livornese vero, che aveva tutte le caratteristiche estreme della livornesità.

La sua passione per Livorno lo aveva seguito in tutto il suo girovagare durante gli anni della sua professione e proprio da questo girovagare aveva tratto un'idea di livornesità, come diceva lui, "civile, direi colta, basata cioè su fatti concreti, storici, datati. Polemica certo, sennò che livornesità è, esposta con voce tesa, gridata, addirittura urlata. Ma senza volgarità". Per questo ti affascinava quando parlava durante la cena, perché riusciva a non perdere mai emotività e pathos nel suo racconto, senza mai stravolgere fatti ed eventi. Stando dentro un'idea della schiena dritta, ma senza nessuna supponenza, ne' culturale ne' di parte.

Anzi l'ultima parte del discorso era, tantissime volte, un atteggiamento autoironico. Ciò che scrisse alla consegna della Livornina fu la sintesi di uno spirito che era così felice quel giorno di quel riconoscimento da volersi anche un po' prendere in giro " sono felice di ricevere la Livornina. Non so se me la merito, ma intanto me la prendo!"

In questo anno abbiamo cercato anche di trovare una maniera per ricordarlo, sistematizzando il suo archivio di cui ci ha fatto dono. E' un impegno che abbiamo preso con le persone che gli volevamo bene ed insieme a Mario Tredici lo manterremo, cercando di dare a tutte quelle testimonianze del suo lavoro, a quelle memorie legate a fatti eccezionali ed a fatti locali la sapienza e la dignità di un mondo che era il suo.

Ma se dovessi dire però la cosa che più me lo fa ricordare volentieri è che era un giovane di 89 anni, quando parlavi con lui usava le esperienze del passato per disegnare scenari del futuro.

Non era un nostalgico, categoria per i quali il tempo passato è sempre migliore del tempo che verrà, forse perché parlan di sé, di quando erano più giovani ed esorcizzano in questo modo la paura del futuro. Aldo non era così, fino all'ultimo è stato utile alla sua città perché raccontava di come avrebbe voluto che fosse, qualche volta magari un po' scontento del presente, ma sempre convinto e testimone di una vitalità che guardava al futuro. Anche per questo le conversazioni con lui ci mancano molto.

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