Gioco
Il testamento di Vittorio «Sinistra salva se è unita»
L’ex consigliere comunale e assessore è scomparso all’età di 66 anni Nell’ultima lettera pubblicata ieri sul giornale un appello per il futuro
LIVORNO. C’è un bambino di sei anni che ride nel cortile delle scuole Benci, è il 1952. È lo stesso ragazzo che vent’anni più tardi si laurea all’università di Pisa con una tesi sul pensiero e la figura di Nicola Badaloni. È l’uomo che in mezzo secolo di attività politica ha attraversato la Sinistra da un punto all’altro sostenendo giustizia e uguaglianza. «Quando è nato era già funzionario di partito», ricorda con le lacrime agli occhi e usando il presente l’amico Roberto Terreni.
Ora che Vittorio Vittori, morto a 66 anni per una malattia che ha combattuto invano, riderà nei ricordi di chi lo piange, resta il suo testamento politico, pubblicato ieri nelle pagine del Tirreno.
È stato lui stesso, a metà pomeriggio di mercoledì, a chiamare in redazione: «Vi ho mandato un intervento sulla cacciata del sindaco Mondolfi, potete metterlo?» ha chiesto col solito garbo. Probabilmente non è un caso che Vittori sia scomparso poche ore prima dell’inizio del consiglio comunale, che lo ha ricordato commosso.
«Socialisti e comunisti da quel tributo di sangue, che era comune in tutta Italia – scriveva ripercorrendo la storia della Resistenza – trovarono le vie dell'unità e del loro decisivo contributo alla Repubblica e alla Costituzione. Livorno può ancora con profitto tornare a quelle vicende in un momento in cui le conquiste della Costituzione appaiono un lusso per le nostre attuali classi dirigenti».
Lui che per anni è stato l’anima silenziosa del maggior partito cittadino ha lanciato a chi ha preso il suo posto un messaggio semplice quanto difficile da applicare: stare uniti per guardare al futuro.
La carriera politica fa risalire il suo primo ingresso in Comune al 1970 tra le file del Pci. Rieletto nel 1975, ha ricoperto anche la carica di assessore. Tornato in consiglio nel 1980, tra il 1985 e il 1999 ha avuto cariche in Provincia dove lavorava nell’ufficio che si occupa dell’inserimento lavorativo delle persone disabili. Dal 2004 al 2009 è stato capogruppo dei Ds sempre in Comune. Poi esponente di Sel dal quale era uscito legandosi alla Federazione della sinistra.
«La politica di chi urla più forte e del gossip – spiega Andrea Ghilarducci – segretario provinciale di Sinistra e Libertà – non gli apparteneva. Ora che non c’è più mi vengono in mente le sue parole, quando mi ripeteva di non diventare schiavo della politica, di fare questa attività per passione, di costruirmi una vita per fare politica in completa libertà».
Eppure, nonostante questo approccio, le delusioni ci sono state, come quella patita di recente nel momento in cui non è stato nominato assessore. «Ci ha sofferto è vero – dice un amico – ma sapeva che la politica ha dinamiche a volte incomprensibili».
Ma la vita di Vittorio Vittori, non era solo casa (lascia il figlio Valerio e la compagna Fiorella) e politica. «Per anni abbiamo fatto parte di una specie di un’associazione goliardica che si chiamava la Tartuga – ricorda Terreni – andavamo nelle fiaschetterie con un gruppo di amici per mantenere quella livornesità che a nostro modo di vedere sta scemando. Vittorio non è il classico livornese: non gesticolava e non alzava la voce, ma voleva bene alla sua città». Che oggi lo saluterà per l’ultima volta nella sede Svs dove è stata allestita la camera ardente.
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