Gioco
«Eccoli lì, sul monitor», la Marina cerca e trova
I fusti non sono andati dispersi, bastava spostare le ricerche più a nord est. Trenta nuovi “bersagli” scovati dalla nave, ora il problema è recuperarli
MIGLIA A NORD DI GORGONA. Sono bastati tredici giorni di navigazione su un'area di diciotto chilometri quadrati, leggermente più a nord-est rispetto alla zona setacciata dagli esperti di Castalia, e la nave idrografica Magnaghi della Marina Militare ha dimostrato che di bidoni tossici nel mare toscano ce ne sono ancora a decine. Probabilmente non tutti quelli perduti dall'eurocargo Venezia nella burrascosa notte del 17 dicembre dell’anno scorso e mai individuati dalle operazioni finanziate da Grimaldi.
Intanto però una trentina di echi, che con altissima probabilità potrebbero essere bidoni, sono stati ascoltati dal sonar della Magnaghi e confermati dal suo magnetometro: anche noi abbiamo potuto vederli. «Eccoli lì, sul monitor...». A una distanza che va da un miglio e mezzo a quattro miglia a nord-est dall’area di ritrovamento del primo gruppo di fusti. Cioè ancora davanti alla costa livornese e a quella di Tirrenia, leggermente più vicini a terra. Il che racconta chiaramente una cosa: che l’operazione pagata da Grimaldi e affidata a Castalia è stata interrotta a metà lavoro, quando poteva dare ancora frutti.
Una serie di domande a questo punto torna a farsi avanti. Quante possibilità ci sono che gli echi ascoltati dalla strumentazione della Magnaghi, siano effettivamente i bidoni tossici caduti dall’eurocargo Venezia? Moltissime. «Gli echi totali sono una novantina, di questi 30 potrebbero essere i fusti», spiega il comandante Demarte. «La conferma definitiva potrà darla soltanto un rov (i robot sottomarini dotati di telecamera, ndr). Il nostro compito era quello di individuare nuovi bersagli e l’abbiamo portato a compimento».
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