Il Tirreno

Livorno

«Trasferite al più presto la Lonzi»

I residenti chiederanno il risarcimento. Cannito: la salute davanti a tutto

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LIVORNO. «La Lonzi metalli deve essere trasferita: chiediamo all'amministrazione comunale tempi certi per la delocalizzazione dell'azienda e il rispetto dei limiti delle quantità dei rifiuti autorizzati per la lavorazione». È il consigliere comunale Marco Cannito a farsi portavoce degli abitanti della zona di via del Limone, anche se, come precisa «non si può pensare che l'inquinamento prodotto dalla Lonzi non riguardi tutta la città». L’assemblea pubblica è stata convocata ieri, all’indomani dell’acceso incontro in circoscrizione con assessori e tecnici del Comune.

«Dobbiamo vivere con le finestre sempre chiuse – racconta Osea Coppino – gli odori nauseanti provenienti dall’azienda che lavora anche fino a tarda notte non ci permettono altra soluzione. Il giorno dell'ultimo incendio ho mangiato l’insalata colta la mattina e ho avuto vomito, diarrea e febbre fino a 38».

«Spesso sembra di respirare vernice spray – interviene Maristella Caprai – con lacrimazione, problemi respiratori e una generale sensazione di malessere». «Volano continuamente cartacce e buste di plastica – protesta Vanio Sighenzi – che finiscono col mischiarsi nelle nostre coltivazione, col risultato che dobbiamo buttare tutto».

È un clima di esasperazione quello che si respira tra gli abitanti della zona, per i cattivi odori, i rumori e i camion. «Negli ultimi quindici anni non c'è stato solo l'incendio di luglio – ripete il portavoce dei residenti, Flavio Lombardi – visto che un'ordinanza è stata emanata solo per l'ultimo episodio, a questo punto vorrei per sicurezza che l'amministrazione ci mostrasse le analisi sugli inquinanti all'indomani degli altri incidenti, uguali per modalità e in alcuni casi molto più estesi». Da tutto ciò la richiesta all'amministrazione, trasmessa ufficialmente all'assessore Grassi con un ordine del giorno approvato all'unanimità dalla circoscrizione 1, per il trasferimento dell'attività. «Se non avverrà – continua Lombardi – non escludiamo forme di protesta eclatanti. Per ora stiamo valutando la richiesta di risarcimento danni per tutti gli ortaggi che dobbiamo smaltire e di rimettere tutta la questione nelle mani di un legale per far valere le nostre ragioni». «Quanto detto – chiude Cannito – non deve indurre a pensare che siamo contro le industrie. I posti di lavoro vanno preservati, ma le esigenze del mondo lavorativo devono essere contemperate con il diritto inviolabile alla salute dei cittadini».

Carlo Fantoni

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