Il Tirreno

Livorno

«Facce e regole nuove o il nostro Palio muore»

Gigi il rottamatore si appella ai presidenti: «Facciamoci da parte, largo ai giovani» Poi chiede garanzie sulla riforma del remo e denuncia «ostilità contro il Venezia»

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LIVORNO. I suoi ci scherzano su: «Gigi il rottamatore...». Gigi è Luigi Suardi, storico presidente del Venezia, che dalla cantina che si affaccia sul mercato del pesce traccia un bilancio della stagione appena chiusa e non le manda a dire a nessuno.

Parte con un appello allo «svecchiamento di questo mondo, per salvarlo lasciando spazio ai giovani». «Anch’io – dice – in pratica ho già fatto festa, sono circondato da tanti ragazzi. Altri presidenti si facciano da parte, insieme a certi organizzatori. Ormai ci portiamo tutti sulla pelle vecchie “scorie” e malumori che impediscono il rinnovamento. Se non si farà un cambiamento radicale il Palio morirà».

Chiusa la stagione remiera il Comune dovrebbe far decollare la riforma che prevede l’accorpamento dei rioni e la nascita di otto super cantine tuttofare: under 18, donne, gozzette e gozzi (senza retrocessioni). Ma il Venezia, così come altre sezioni nautiche, non ha firmato la convenzione che regola i rapporti con Palazzo Civico. «Dovevamo metterci intorno a un tavolo subito dopo il Palio – dice Suardi – invece ci ritroveremo a ottobre con la riforma ancora in alto mare. Andava bene il percorso tracciato da Ritorni, ma ancora non ci sono garanzie sulla logistica e i contributi, mentre si vedono strani accorpamenti tra personaggi, che non rispettano la territorialità». Il riferimento è a Shangai e Fabbricotti, fusi in “Labrone”.

Nella convenzione il Comune scrive che le utenze d’ora in avanti saranno a carico delle sezioni nautiche, con eventuali rimborsi. «Nel nostro caso – racconta Suardi – spendiamo almeno 500 euro di acqua ogni tre mesi e 800 di luce ogni due. Tenere in piedi Minipalio e gozzo ne costa 25-30 mila». E il Venezia ha gli sponsor (rigorosamente rossobianchi), altre realtà neppure quelli...

Per appoggiare la riforma, il cavallino rosso chiede quindi di fissare tre boe di partenza: accorpamenti per territorialità, garanzie su logistica e contributi, rinnovamento. Non solo di facce. A questo punto Suardi si toglie qualche sassolino dalle scarpe, «perché devo tutelare la cantina e la nostra storia». «Non volevamo partecipare al Palio dell’Antenna per protesta – racconta – poi lo abbiamo fatto per rispetto del pubblico e della nostra tradizione. Da Natale (Gigi non lo dice, ma si riferisce al caso Mannucci) abbiamo registrato ostilità da parte degli organizzatori e del mondo remiero. Alla Barontini c’è stato l’episodio increscioso della giuria che ha lasciato passare la barca del Borgo con lo scotch sui poggiapiedi. Poi si è visto cosa hanno fatto al Palio col gozzo ripulito...» Il Venezia quest’anno, dopo la Risi’atori, non è riuscito a conquistare nessuna gara. «Al Palio – si giustifica Suardi – siamo finiti in boa otto: sono anni che chiediamo di fare come alle Olimpiadi e di riservare ai migliori equipaggi della stagione le boe più vicine alla Terrazza». Poi si infuria: «È impossibile che nessuno si sia accorto dell’allineamento disastroso, eravamo almeno 5 metri indietro. Se perdo mi piace essere battuto con regolarità». Infine l’Antenna: «È l’ennesima volta che tocchiamo per primi e perdiamo. Facciamo come negli anni ’50 quando c’era la Coppa dei porti: ognuno si addestri il montatore». «I nostri ragazzi – chiude – si sono sentiti derisi, hanno subito troppi torti. Vorrei ricordare che sul gozzo del Venezia sette su dieci arrivano dal nostro minipalio. Li abbiamo cresciuti, sono il futuro di questo mondo. I nostri ragazzi, come quelli delle altre cantine, sudano tutto l’anno, ma se li facciamo allontanare perché le cose non vanno...». (j.g.)

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