Italia
Pisa, quelle nove donne che vogliono diventare uomini
Sale la lista d'attesa all’ospedale di Cisanello per l’intervento più difficile e innovativo
Si prepara con determinazione da oltre due anni. James - il nome non è quello che si è scelto, ma potrebbe somigliargli - va in palestra, segue gli incontri con lo psicologo. Da pochi mesi, da quando è diventato maggiorenne, assume anche gli ormoni, sotto il controllo di un endocrinologo. Vuole essere pronto, in corpo e spirito, quando potrà operarsi: female to male, si dice. Passare subito da donna a uomo, perché, per la prima volta a Cisanello c’è una lista d’attesa per questo tipo di intervento: già 9 persone in coda. E l’elenco potrebbe allungarsi, anche perché di interventi di isterectomia e mastectomia, gli unici necessari per il cambio di sesso, ne vengono programmati uno, al massimo due al mese.
Queste operazioni non sono prioritarie. In compenso la domanda è in continuo aumento. Non solo per l’offerta di livello della sanità pisana, dove a febbrario due equipe coordinate dal professor Girolamo Morelli hanno consentito per la prima volta in Toscana a una donna di diventare uomo. A fare la differenza in Toscana sembra essere anche il consultorio transgenere che la Regione finanzia a Torre del Lago, in collaborazione con il Mit - il Movimento italiano transessuale - e in collaborazione con l’Asl 12 della Versilia.
In 6 anni di attività - spiega Regina Satariano, referente del consultorio - si è assistito a «un’evoluzione nella frequentazione del consultorio, come conferma la lista d’attesa delle persone che chiedono di accedere all’intervento female to male». A favorire questa evoluzione - specifica lo psicologo Massimo Lavaggi, uno dei consulenti del consultorio di Torre del Lago - ha contribuito «anche la televisione, il fatto che di questo fenomeno se ne parlasse di più e più apertamente». Non a caso, anche alcune persone che frequentano il consultorio confermano che fino al 2005-2006 erano convinte che il cambiamento di sesso fosse possibile solo da uomo a donna . «Una posizione di questo tipo - riprende lo psicologo - non è incomprensibile, tanto più se si pensa alla difficoltà oggettiva di un intervento per l’eventuale intervento di ricostruzione (falloplastica, ndr) dell’organo genitale maschile in una donna che voglia diventare uomo. Questo intervento non è necessario da un punto di vista legale, ma può esserlo dal punto di vista psicologico».
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