Il Tirreno

Livorno

La rossa Shangai in corteo per le suorine

di Juna Goti
La rossa Shangai in corteo per le suorine

Tutti a piedi dalla piazzetta al Vescovado per protestare contro l’addio delle religiose: «Sono la nostra unica ricchezza»

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LIVORNO. «Le nostre suorine sono una delle poche ricchezze di Shangai». In corteo, a tenere alti striscioni e cartelli, non ci sono solo parrocchiani. Anzi, a dire la verità, forse ci sono soprattutto non parrocchiani. Credenti «alla livornese», rubando le parole di bocca a Mirella Bellandi, shangaina doc. O magari neanche quello. Non importa. Non qui, non a Shangai, il rosso rione popolare che negli ultimi trent’anni (anche settanta, considerando l’esperienza di altre sorelle) ha vissuto gomito a gomito, gioia a gioia, dolore a dolore, con le suore di San Giuseppe dell'Apparizione. «Le nostre suorine», come ripetono a turno gli shangaini.

Prima di settembre le religiose potrebbero lasciare il rione dopo decenni di attività e dopo un’annunciata riorganizzazione dei locali di via Paretti da parte della diocesi. Così ieri pomeriggio circa cinquanta residenti (che hanno già raccolto più di 800 firme) si sono radunati nella piazzetta di Shangai, in via Fratelli Bandiera, e sono partiti in corteo alla volta del Vescovado. Hanno attraversato via Cestoni, piazza San Marco, via Palestro, via Galilei, via Sant’Andrea. Una volta sotto alle finestre del vescovo hanno appeso gli striscioni e tirato fuori i megafoni: «Le suorine sono il nostro bastone, chi si prenderà cura degli ultimi e degli emarginati? Monsignor Giusti, ci spieghi cosa sta accadendo».

Il vescovo, come raccontiamo nell’articolo a fianco, non era in diocesi: «Non sapevo della manifestazione, nessuno mi aveva avvisato, incontrerò ben volentieri queste persone per spiegare che non è stata la diocesi a decidere il trasferimento delle suore. Siamo dispiaciuti anche noi. Se davvero lasceranno il rione faremo di tutto per assicurare i servizi che hanno garantito fino a oggi».
Assistenza ai poveri, ai detenuti e alle loro famiglie, doposcuola per i bambini, attività ricreative, viavai nelle case per portare medicine o buste della spesa.

«Il vescovo – ripete dal corteo Mirella Bellandi (67 anni) – ha ribadito che è stata la madre generale a richiamare le sorelle, ma secondo noi la decisone è stata presa perché la diocesi vuole trasferire al piano terra della palazzina di via Paretti, casa delle suore, le attività parrocchiali e la Caritas. Le suore sarebbero relegate nelle tre stanze al primo piano ed è chiaro che se non possono svolgere lo stesso servizio la loro permanenza viene messa a rischio».

«Vogliamo capire qual è la verità – riprende – il vescovo faccia di tutto per trovare una soluzione. Se le suore se ne vanno siamo persi. Soprattutto in questo momento di crisi sono una luce in mezzo alla miseria». I residenti hanno cercato anche di mettersi in contatto con la madre provinciale dell’istituto religioso, a Fiesole, che però rientrerà solo tra qualche giorno. Domenica mattina si riuniranno davanti al Duomo, in piazza Grande, sempre con cartelli e striscioni.

«Le nostre suorine sono uniche – dice d’un fiato Bellandi - non abbiamo la stessa fede politica, io non sono neanche una parrocchiana, ma abbiamo sempre lavorato insieme per il bene del rione. Non si sono mai risparmiate, senza chiederci niente in cambio». «Speriamo che suor Liliana, suor Pasqualina e suor Grazia – chiude – restino con noi. Capiremo se ci dovrà essere un ricambio di persone, è previsto ed è già accaduto, ma non ci lascino senza le nostre suorine».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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