Gioco
«Anche Napoleone trasformò Pisa in prefettura livornese»
Kutufà difende la città dagli attacchi del sindaco Filippeschi che accusa: «Ci deride». La controreplica: «Ci delegittima»
LIVORNO. C'è la passione democratica («le esperienze degli organismi di secondo livello sono fallimentari, le nuove province devono essere elette dai cittadini», tuonano Ceccantini e Di Bonito, Pd). C'è la prospettiva economica («Immaginate le potenzialità di un'unica gestione portuale da Piombino a Carrara», sogna il vicepresidente Bonsignori). C'è la critica politica («Gli enti locali di area vasta non saranno che dipartimenti della Regione», contesta Corsinovi, Pdl). Ma c'è anche, soprattutto, ancora il campanile. La storia. L'orgoglio. La rivendicazione di una città che per una settimana si è sentita umiliata, per il suo non-passato, per la sua poca-cultura, per la sua non-università e il suo non-aeroporto, per i suoi meno-abitanti, meno-chilometri quadrati, meno-comuni. Per il suo meno-peso politico.
E allora il clou del consiglio provinciale di ieri, che per tutta la mattina ha discusso del riordino delle province, non può che essere racchiuso nello scatto d'orgoglio del presidente Kutufà, diventato a sorpresa paladino dell’identità livornese, che con chirurgica pacatezza, ha ripreso l’arco, ha intinto la freccia nel veleno e ha rispedito sotto la Torre sette giorni di attacchi, difendendo la sua comunità: «Sono rimasto spiacevolmente colpito dalle reazioni alla mia soddisfazione sulla norma per cui Livorno diventerà capolugo. D’altra parte sarei stato ipocrita se non l’avessi espressa». Kutufà ha fatto rewind nella storia e ha aperto una pagina che tanti forse non conoscevano: «E’ bene riaffermare che Livorno è sempre stata capoluogo di provincia fin dall’inizio dello stato unitario nel 1861 come del resto Pisa. Livorno però - ha sottolineato - all’epoca aveva per la prefettura una dotazione di 30mila lire e Pisa di 10mila lire. Sempre per la storia, nell'unico periodo in cui sono state unificate le due province, nel Département de la Mediterranée dal 1808 al 1814 Livorno era prefettura e Pisa sottoprefettura per decisione dell'imperatore Napoleone, più grande statista dell'epoca moderna».
Apriti cielo. Due ore dopo le parole del presidente della Provincia, rilanciate in diretta dal sito del Tirreno, da Pisa è arrivata la replica stizzita del sindaco Filippeschi che sulla sua bacheca Facebook se l’è presa con Kutufà, sottolineando per l’ennesima volta il suo punto di vista sull’interpretazione, per lui ancora poco chiara, del decreto del governo: «Si getta benzina sul fuoco dei localismi, sostenendo ancora una tesi tutta da dimostrare, e si deride una comunità come quella della provincia di Pisa. Mi dispiace constatare che queste dichiarazioni poco responsabili e per niente rispettose dimostrano come il comportamento del presidente Kutufà sia doloso». Lo stesso Kutufà in realtà aveva sottolineato anche la necessità di abbassare i toni, perché «se andremo verso questa unione Pisa-Livorno, dovremo riflettere pacatamente sulle funzioni che meglio possono essere svolte in una città o nell’altra, con criteri condivisi di chi opera guardando al futuro senza concedere nulla ad emotività e passioni». E in serata non ha mancato di tornare sul suo intervento e difendere le verità storiche: «Ho inteso solo rispondere con dati storici inoppugnabili alla campagna di delegittimazione di Livorno capoluogo aperta impropriamente dal sindaco Filippeschi».
La battaglia fittizia per il capoluogo, che il governo ha già deciso e che Pisa non accetta, troverà mai fine?
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