Il Tirreno

Livorno

«Ho sentito un colpo poi l’ho visto sanguinante»

di Lara Loreti
«Ho sentito un colpo poi l’ho visto sanguinante»

Il racconto choc della compagna del manager ferito: era in casa con la bimba «Per fortuna non sono entrati nella villa, non so cosa avrei fatto...»

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LIVORNO. «Dormivo in casa con la piccola quando ho sentito il rumore di uno sparo: lì per lì ho pensato fosse un petardo. Poi, però, ho udito dei passi pesanti avvicinarsi alla porta e, subito dopo, il campanello di casa ha cominciato a suonare ininterrottamente. A quel punto ho capito che c’era qualcosa che non andava: sono corsa ad aprire la porta e ho visto Simone sanguinante. Sulla maglietta, all’altezza della spalla sinistra, aveva un buco. È stato terribile».

È ancora sotto choc Sara Salvadori, la compagna di Simone Gonnelli, quando, a poche ore dall’agguato, ripercorre le fasi più drammatiche di una notte da incubo. Lo sparo, il risveglio improvviso, un urlo e il precipitarsi al piano terra per aprire la porta. «Erano le 1.40. Io ero andata a letto da dieci minuti, quando è successo tutto». La donna, 33 anni, era nella villa di Quercianella con la figlioletta. «Simone soffriva per il dolore - racconta - ma non si è reso subito conto della gravità della situazione. Era sconvolto e molto confuso. Io ho chiamato immediatamente il 118 e la polizia. E mentre i soccorsi arrivavano, mi ha raccontato tutto».

Un racconto che l’ha lasciata senza parole. «Simone perdeva sangue dalla spalla - spiega - mentre con voce alterata diceva: “Mi hanno bastonato e mi hanno sparato”. Io ero incredula».

Gonnelli le racconta che due uomini lo hanno aspettato nel giardino: dovevano aver scavalcato il cancello e si erano appostati dietro un albero, nell’angolo più buio del cortile. Appena era entrato a piedi, i due, col volto coperto, lo avevano aggredito con i bastoni. E quando Simone è riuscito a disarmarne uno, è spuntata la pistola. «Io non ho sentito nulla prima dello sparo. E non riesco a capacitarmi di questa situazione assurda - prosegue la donna - Ringrazio il cielo che gli aggressori non siano entrati in casa: io ero sola con la bimba, che ha appena 4 anni e mezzo. Non posso pensare a che cosa sarebbe potuto succedere».

Poco dopo, mentre Sara soccorreva Simone, sono arrivati anche alcuni vicini, che erano stati buttati giù dal letto dal rumore dello sparo. Uno di loro, riferisce di aver sentito, prima del colpo, una persona gridare: “Ammazzalo!”

«Simone mi ha detto che i malviventi parlavano con accento italiano - prosegue Sara - ma lui non è riuscito a vederli in volto sia perché erano incappucciati, sia perché era buio. E poi è successo tutto in pochi minuti».

Sara non sa spiegarsi chi abbia potuto compiere un attentato simile al suo compagno. I due stanno insieme da sette anni: un lungo periodo in cui Gonnelli non ha mai avuto problemi sul lavoro. «Simone è una persona molto in vista dal punto di vista professionale - dice - Gestisce grosse aziende e con questa crisi è possibile che qualcuno abbia potuto prenderlo di mira. Ma minacce così pesanti, tali da sfociare in una rapina o addirittura in un’aggressione armata, non ne ha ricevute mai». La 33enne non esclude dunque che qualcuno abbia potuto pianificare un’aggressione mirata al suo compagno, ma prende in considerazione anche l’ipotesi della rapina. «Simone rincasava dopo una serata particolare, organizzata nel suo locale a Calafuria. Lui aveva anche suonato in consolle. È possibile quindi che i rapinatori sapessero della festa e quindi sperassero che lui tornasse a casa con l’incasso. Ma non era così».

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