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Livorno

Diossina nei campi, verdure vietate

Diossina nei campi, verdure vietate

Pronti i dati Arpat: il sindaco firma l’ordinanza contro il consumo di cavoli e zucchine a 500 metri dall’impianto

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LIVORNO. Vale per gli uomini e per gli animali: da ieri è vietato mangiare zucche, zucchine, cavoli e tutti i vegetali a foglia larga in un raggio di 500 metri dalla ditta Lonzi Metalli, dove il 12 luglio è scoppiato un incendio, almeno il settimo dal 2001.

Le fiamme, nell’impianto di via del Limone dove vengono smaltiti anche rifiuti pericolosi, sono divampate nella notte, a quanto risulta in modo doloso, danneggiando oltre 20 tonnellate di materiale. A fuoco sono andate alcune plastiche che, come evidenziano oggi i dati trasmessi dall’Arpat, hanno provocato la dispersione di diossine nei campi dell’area.

Ricevuti gli esiti delle analisi fatte su aria, suolo e vegetali, ieri mattina, su richiesta della Asl 6, il sindaco ha firmato l’ordinanza numero 62774 che vieta il consumo «a uso umano e zootecnico, di cavoli, zucchine, zucca e vegetali a foglia larga in un'area fino a 500 metri dalla Lonzi (lato città)». In più invita i proprietari dei terreni circostanti a «distruggere gli ortaggi coltivati, fino a nuove comunicazioni».

Le analisi hanno rilevato la presenza sulle verdure «di valori di concentrazione superiori ai limiti di riferimento consentiti dalla norma del parametro Pcdd (PoliCloroDibenzoDiossine) e Pcdf (PoliCloroDibenzoFurani) I-Teq (Indice di tossicità equivalente)». In altre parole furani e diossine, sostanze cancerogene.

Da Palazzo Civico fanno sapere che non risulta, invece, «alcuna contaminazione nell' aria e nel terreno». Come è possibile? Se ci sono sostanze nocive nella verdura evidentemente ci sono anche nei terreni, ma gli esperti spiegano che i parametri che fanno accendere la spia rossa in questo caso sono più alti. Detto in altre parole, una quantità X di diossine può essere trascurabile se trovata in un campo, ma fa scattare l’allarme se concentrata in una zucchina.

Nota tecnica: le verdure che non possono essere consumate, e che quindi dovranno essere distrutte, non avranno bisogno di essere smaltite come rifiuti speciali, perché la concentrazione di sostanze è tale da poter causare danni a chi le assume, ma non da richiedere uno smaltimento particolare. Sale, comunque, la tensione tra gli agricoltori della zona che minacciano di chiedere danni all’azienda.

È polemica anche perché l’ordinanza che vieta il consumo degli ortaggi arriva a quindici giorni di distanza dall’incidente. Per la verità un avviso alla cittadinanza fu emanato a scopo cautelativo subito dopo l'incendio, in attesa dei dati: era stato raccomandato di lavare bene la frutta e di non consumare prodotti cerealicoli, sia a uso umano che animale. Ma sempre in un raggio di 300 metri. Da ieri il divieto si è esteso fino a 500.

Juna Goti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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