Gioco
Anche i palazzi cambiano di proprietà. Chi gestirà il museo di storia naturale?
LIVORNO. Meno funzioni. Dunque meno personale. Anche se il decreto spending review andrà in aula lunedì, su un dato non ci sono dubbi: lavoro, cultura, turismo, agricoltura, sviluppo economico non...
LIVORNO. Meno funzioni. Dunque meno personale. Anche se il decreto spending review andrà in aula lunedì, su un dato non ci sono dubbi: lavoro, cultura, turismo, agricoltura, sviluppo economico non saranno più materie di competenza della Provincia. Passeranno alla Regione che potrà decidere se tenere per sè le deleghe, girarle ai Comuni, oppure ripassarle a Palazzo Granducale. E sulla base della scelta della Regione partirà un vero e proprio domino che vedrà protagonisti sia i dipendenti che le strutture attualmente utilizzate per le funzioni che saranno trasferite.
Rivoluzione per centinaia. In cartellone insomma c’è un transfer di massa, sia a Livorno che a Pisa, di dipendenti provinciali che prenderanno il volo verso altri enti locali. I numeri sono difficili da definire. Anzi, attualmente impossibili. Anche perché su alcune competenze, come l’edilizia scolastica che sembrava finita nella lista delle funzioni soppresse, c’è stata una marcia indietro in extremis. Ma su alcuni punti il dado è tratto: quello relativo allo sviluppo economico, alla formazione e all’occupazione, intanto. Che a Livorno vale qualcosa come 118 dipendenti e a Pisa ne vale 96. Totale oltre 214 persone che oggi lavorano nelle due Province e che tra un anno, un anno e mezzo saranno dipendenti di un altro ente. A cui si potrebbero aggiungere ad esempio altre 36 unità che alla Provincia di Pisa si occupano di cultura. A cui si potrebbero aggiungere ancora la quarantina di “pisani” e la ventina di “livornesi” che lavorano all’ufficio agricoltura. E siamo già ad oltre trecento persone.
Se qualcuno pensa che si tratti solo di un trasferimento virtuale si sbaglia di grosso. Per questi soggetti cambierà innanzitutto il datore di lavoro. Cambieranno i dirigenti. Cambierà l’organizzazione quotidiana. Cambierà l’indirizzo politico dell’amministrazione. Cambieranno i contratti integrativi.
I palazzi cambiano padrone. Per questi trecento non cambierà, probabilmente, o comunque non cambierà sempre, la sede. Perché la legge prevede che il patrimonio segua la funzione. Un esempio? L’unità di servizio dello sviluppo rurale, cioé l’agricoltura. Attualmente a Livorno ha i suoi uffici a palazzo Grabau, in via Galilei. Col riordino delle province, l’immobile passerà alla Regione o al Comune. Idem i suoi dipendenti. Non è detto che su qualche struttura particolarmente ambita non scatti una battaglia che potrebbe alla fine sfociare in una... convivenza. Come per lo splendido complesso della Gherardesca, in via Galilei 40, in cui oggi risiedono lavoro e formazione professionale (che emigrerà ad altri enti) ma anche ambiente (che resterà alla Provincia).
Dipartimenti sventrati. Come si può ben capire dalla tabella nella pagina a fianco, non solo cambierà la vita a centinaia di dipendenti, ma cambierà tutta l’organizzazione dell’ente. Alcuni dipartimenti verranno letteralmente sventrati e l’organizzazione attuale salterà in aria: prendiamo ancora il caso dell’agricoltura. Nella Provincia di Livorno è raggruppata nel secondo dipartimento dell’ambiente e territorio, insieme alla difesa del suolo e alla tutela ambientale e conta 72 lavoratori. Ma se l’agricoltura non sarà più materia delle Province, non altrettanto sarà per l’ambiente, funzione che invece rimarrà. Una parte dei 72 dipendenti del dipartimento dunque resterà alla Provincia e una parte se ne andrà. Stesso discorso per gli 86 pisani impiegati nello stesso ufficio. Dovranno essere ripensate, ricontrattate le piante organiche. E ci sarà una corsa tra chi se andrà volentieri all’ombra della Regione o del Comune e chi vorrà restare.
Le teste dei dirigenti. Un capitolo a parte lo meritano i dirigenti. Che fine faranno? E’ un altro degli enigmi della riorganizzazione. Di certo si sa che almeno la metà salterà. La soluzione più indolore sarebbe la creazione di un secondo dirigente stanziato nel distaccamento della seconda provincia, ma questo non rientrerebbe nello spirito di risparmio della legge. L’altro enigma riguarda la scelta dei dirigenti: che dipenderà dalla nuova amministrazione. E la sua probabile prevalenza pisana potrebbe in questo momento non far dormire sonni troppo sereni ai dirigenti di palazzo Granducale.
I tempi. Come si può capire la riorganizzazione è un vero e proprio caos. E le parole di Mario Monti che continua a parlare del primo gennaio 2013, appaiono chiaramente utopistiche. Più probabile che l’intervento riuscirà ad andare a regime con le elezioni del 2014.
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