Il Tirreno

Livorno

Livorno capoluogo e Pisa s’infuria

di Giulio Corsi
Livorno capoluogo e Pisa s’infuria

Giornata frenetica, col giallo dell’interpretazione del decreto. In serata l’ufficialità e l’attacco di Filippeschi a Kutufà

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LIVORNO. Nessuno lo ammetterà mai, ma ieri mattina a palazzo Granducale in tanti hanno pensato di stappare lo spumante. E da qualche parte in città sarà pure successo. Livorno che ingloba Pisa. La città con quattro secoli e poco più di storia che diventa capoluogo dell'ex repubblica marinara e di una provincia, dal Valdarno alla Valdera, che Pisa aveva acquisito quando Livorno neanche esisteva. Ma i festeggiamenti sono durati poco (prima di ripartire in serata), il tempo di rileggere con attenzione il comma 6 della delibera del consiglio dei ministri pubblicata ieri sulla Gazzetta Ufficiale e farsi catturare dal dubbio: "Assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo delle province oggetto di riordino con maggior popolazione residente". Che cosa significava quella frase? Che il capoluogo della nuova provincia sarebbe stato quello col maggior numero di residenti (dunque Livorno) oppure quello della (ex) provincia con più residenti (dunque Pisa)? Per ore regnava il giallo e pure la tensione, anche perché dietro alla scelta del capoluogo, non c’era e non c’è soltanto una questione di prestigio e di orgoglio campanilistico, ma ci sono uffici, servizi per i cittadini e posti di lavoro.

L’interpretazione originale arrivava in serata: diventa capoluogo il Comune con più residenti. Cioé Livorno. Era il prefetto a comunicarla in una telefonata informale al presidente della Provincia Kutufà, che per tutta la giornata aveva seguito la questione.

E così, seppure nel frattempo la commissione bilancio del Senato - durante l’esame del decreto sullo spending review e dunque sulla razionalizzazione delle province - ipotizzava di avocare a sè la scelta dei criteri per determinare i capoluoghi rimettendo tutto in discussione, su internet e non solo partiva la ridda di commenti e polemiche. Tanti livornesi sul sito del nostro giornale esultavano quasi come dopo aver vinto un derby. E la tensione, se non da derby sicuramente da sconfitta si respirava anche nelle parole politicamente poco corrette del sindaco di Pisa Filippeschi che se la prendeva col presidente Kutufà snocciolando i numeri dei due territori e ricordandogli «che la Provincia di Pisa ha 417.782 abitanti, ed è dunque per questo prima nell'area vasta costiera e seconda in Toscana, ha una superficie di 2.444,38 Kmq e 39 comuni, ha già grandi servizi di dimensione metropolitana mentre quella di Livorno ha 342.955 abitanti, una superficie di 1.211,38 Kmq e 20 comuni. Tutto - scriveva Filippeschi - consiglia di usare l'intelligenza, la giusta duttilità e il rispetto per le diverse istituzioni». Che cosa aveva detto Kutufà per mandare su tutte le furie Filippeschi? «Esprimo soddisfazione perché ha prevalso il criterio del Comune più grande, mi rendo conto che sarà un processo da gestire con equilibrio, senza spirito di supremazia, tenendo conto delle specificità di ogni territorio». E in serata aveva aggiunto: «Mi sembra legittimo che una decisione di questo tipo sia assunta a seguito di un dibattito parlamentare, spero che questo non cambi l’indicazione del governo». Niente di così grave, insomma. Ma il clima al di là dello Scolmatore confermava l’idea che a Pisa la scelta del governo era decisamente poco gradita. Tra l’altro lo stesso sindaco Filippeschi sottolineava che i giochi non sono ancora fatti e che «la discussione è aperta anche verso le altre due province della Toscana costiera». Anche in questo caso però, secondo la linea dettata dal governo, Pisa non avrebbe chances mentre Livorno continuerebbe a festeggiare restando capoluogo anche dell’eventuale superprovincia con Lucca e Massa.

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