Il Tirreno

Livorno

Caos sul capoluogo della nuova provincia

di Giulio Corsi
Caos sul capoluogo della nuova provincia

In mattinata il presidente di quella di Livorno aveva esultato: dal decreto sembrava che il capoluogo toccasse alla città labronica. Ma poi una diversa lettura fa sorgere più di un dubbi. E ora l'interpretazione potrebbe essere decisa dal Senato

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Regna il caos dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della delibera del consiglio dei ministri sui criteri per il riordino delle province. Il punto incriminato è il comma numero 6, quello che attribuisce il titolo di capoluogo: a chi? Alla città più popolata della nuova superprovincia? Oppure alla città capoluogo dell’ex provincia con più residenti? Il testo – che doveva chiarire definitivamente la questione – si presta invece ad interpretazione e così a Livorno e Pisa, a Forlì e Ravenna, a Grosseto e Siena e in altre decine di Province italiane si sta cercando di capire dal ministero che cosa si intedesse con quel “assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo delle province oggetto di riordino con maggior popolazione residente”. Da più parti la lettura che prevale sarebbe quella che sia il Comune con più residenti (Livorno, Prato e Grosseto, nel caso toscano) quello indicato a diventare capoluogo, ma certezze non ce ne sono. Tuttavia l’interpretazione originale del governo potrebbe non servire. In questo momento il decreto-legge 95 del 6 luglio 2012 (“disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini"),che prevede all’articolo 17 la soppressione e razionalizzazione delle province e delle loro funzioni, è all'attenzione della Commissione Bilancio in sede referente e finirà in aula nel giro di due giorni per la conversione in legge. I membri della commissione starebbero convenendo di avocare al Senato i criteri di scelta del capoluogo. Se così sarà l’interpretazione autentica della delibera del governo perderà di significato e ci sarà da capire in quale direzione si muoverà il dibattito a palazzo Madama che comunque entro questa settimana dovrà prendere una decisione. A meno che lo stesso Senato alla fine, per non decidere, non rigiri la scelta sui Cal, i consigli delle autonomie locali. Intanto Livorno e Pisa restano col fiato sospeso. Perché il titolo di capoluogo non è solo questione di prestigio ma porta con sé una serie di servizi e funzioni che riguardano i cittadini ma soprattutto significano centinaia di posti di lavoro: da tutti gli organi periferici dello stato organizzati su base provinciale (prefettura, questura, comandi provinciali di carabinieri, vigili del fuoco, finanza, direzioni di motorizzazione, Inps, Inail, provveditorato) a enti, ordini professionali, associazioni.

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