Il Tirreno

Livorno

Sos dai lavoratori: «A rischio 70 posti»

Sos dai lavoratori: «A rischio 70 posti»

Ribadito il no all’ingresso nel Ctt: in bilico c’è la contrattazione di secondo livello. Ma l’azienda è in deficit

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Ha raggiunto quasi 130 adesioni la petizione lanciata da un gruppo di lavoratori Atl per cercare di stoppare l’ingresso nella Compagnia toscana trasporti («o in alternativa escludere il socio privato, Cap, lo stesso che gestisce già Atl») e di «rimuovere la classe dirigente» ritenuta «responsabile, per la sua incapacità, del disastro in cui versa l’azienda». Sono le parole usate nella lettera inviata al sindaco e ai gruppi consiliari, in vista della commissione di stamani in Comune sul futuro del trasporto pubblico. Il 30 settembre l’assemblea dei soci Atl delibererà la cessione del ramo di azienda al Ctt nord (dentro ci sono, tra gli altri, Pisa e Prato), che nei prossimi mesi dovrebbe andare a formare un’associazione temporanea di impresa con la privatizzata Ataf e Tiemme (area sud) per partecipare alla gara che la Regione metterà in piedi per trovare il gestore unico dei bus toscani.

Negli ultimi giorni sia il sindaco che il presidente Alfredo Fontana hanno però sottolineato come questo passaggio sia fondamentale per la vita dell’azienda. «Dobbiamo fare fronte comune – ha detto Fontana – in vista della gara regionale». Atl solo nel 2011 ha infatti registrato un passivo di oltre 2 milioni e il presidente ha fatto capire che in caso di mancato ingresso nel Ctt i libri contabili potrebbero anche finire in tribunale. Ma aspettando la trasformazione, la tensione in via Meyer è alle stelle.

«A rischio 70 posti». Ieri, dalla libreria Belforte, una delegazione di dipendenti ha lanciato l’sos su occupazione e servizi. Megafono della protesta è Stefano Orsi che precisa di avere in tasca la tessera di un sindacato e di un partito (Idv), «ma di parlare a nome dei firmatari della petizione». «Non vogliamo creare un clima da barricate – dice – ma cercare un confronto costruttivo, visto che le decisioni che saranno prese ricadranno sulle nostre teste». Orsi snocciola un po’ di dati: «I due governi che si sono succeduti hanno tagliato il trasporto pubblico. La Regione, per il 2012, stanzierà 160 milioni di euro a fronte dei vecchi 225. Per il nostro territorio, guardando al 2013 e stando ai dati della Provincia, potrebbe esserci un taglio del 5 per cento sul chilometraggio e del 21 sui finanziamenti». Le risorse minime per il bacino livornese dovrebbero arrivare a circa 14 milioni. «Si parla di aumenti del 35 per cento per gli utenti – riprende – e di fondi per eventuali esuberi, visto che la nostra categoria non ha ammortizzatori sociali. Per Atl il taglio potrebbe essere di 70-80 unità». Cosimi, come presidente Anci, ha scongiurato esuberi e garantito l’apertura di un tavolo in Regione. «Ma le clausole di salvaguardia presentate finora a Firenze – replicano i lavoratori – sono insufficienti e rimandano a future contrattazioni».

Tagli in busta paga. Ad alimentare la tensione c’è il taglio della contrattazione di secondo livello paventato all’ultima assemblea sindacale: «Per gli autisti che guadagnano dai 1100 ai 1600 euro, fanno dai 200 ai 400 euro in meno al mese». A rischio con la parte accessoria ci sarebbero anche la mensa e la “cassina”, un fondo pagato sia dai lavoratori che dall’azienda per integrare il salario per sei mesi in caso di malattia.

In arrivo 200 cause? In questo caos i firmatari della petizione hanno scavalcato i sindacati. «C’è un problema di rappresentanza», dicono. A parlare di fianco a Orsi c’è l’ex segretario della Faisa, Massimo Franceschi, che si è appena dimesso. È lui a rendere noto che la litigiosità dentro l’azienda ha raggiunto livelli record. «Circa 200 lavoratori – svela – hanno contattato l’avvocato e si sono messi contro Atl. Ci sono appena state due cause pilota che hanno dato ragione ai lavoratori sull’orario di lavoro (sul bancone ci sono 25 minuti in più a turno) e sui congedi parentali. Atl ha dovuto già pagare migliaia di euro e ora potrebbero partire 200 cause».

«Cambiare i manager». I firmatari non si fidano dei soci privati e chiedono di cambiare i vertici della partecipata. Le parole sono pesanti: «A nostro giudizio non sono capaci. Abbiamo perso i parcheggi che fruttavano 600mila euro all’anno e il settore delle crociere, che produceva un utile di circa 180mila. È inutile mettersi a ripianare i debiti se chi ci ha portato in questa situazione resta al suo posto...». (j.g.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa