Gioco
«Raccogliamo ferro per poi rivenderlo Ora siamo rovinati»
Parla la famiglia a cui i vigili hanno sequestrato i mezzi «Ho tre figli e mio marito non lavora. Cosa dobbiamo fare?»
LIVORNO. «Ci hanno portato via tutti gli “apini” e ora non sappiamo come fare per far mangiare i nostri figli. Non siamo cenciai e non ci entriamo niente con tutta la sporcizia che c’è al Picchianti. Anzi, mio marito spesso aiutava gli spazzini».
A parlare è una giovane livornese, moglie del proprietario di uno dei mezzi sequestrati lunedì mattina dalla polizia municipale al Picchianti. I vigili hanno portato via quattro motocarri usati da una famiglia allargata (nonno, figlio, cognato e nipote) per trasportare ferro ricavato dai rifiuti accumulati nella stazione ecologica dell’Aamps. Uno degli “apini” era del marito della giovane livornese. Lei è l’unica a lavorare in famiglia, fa l’operatrice sociosanitaria in una Rsa. «Guadagno 1200 euro al mese. E con questa cifra io e mio marito dobbiamo mantenere noi più tre figli di 12, 18 e 19 anni. Anche mio marito è operatore sociosanitario, ma dopo un contratto di tre mesi a Villa Serena nel 2010, da due anni è fermo». La donna respinge l’accusa volta lal sua famiglia di gestire in maniera illegale i rifiuti: «I vigili ci hanno detto che il nostro è lavoro nero. Ma cosa si fa di male? Chiediamo alla gente se ci dà un po’ di ferro che altrimenti andrebbe buttato via e poi rivendiamo il metallo (che oltre tutto vale pochissimo) a chi lo lavora. Lo sapete quando riusciamo a mettere insieme con questo lavoro? Sì e no 40 euro al giorno. Non ci arricchiamo di certo. È un modo per non chiedere l’elemosina e per far mangiare i nostri figli. Non siamo ricettatori».
La cosa che sta più a cuore alla donna e alla sua famiglia è riavere i mezzi sequestrati: «Quei motocarri sono tutto ciò che possediamo. Uno l’ho comprato io per mio marito e lo sto pagando a rate con fatica. Gli altri sono di mio figlio, di mio padre e di mio cognato, il fratello di mio marito. Lavoriamo insieme per poterci dividere i pochi soldi che riusciamo a racimolare. I vigili ci hanno anche detto che dovremmo aprire una partita Iva e metterci in regola. Lo faremo, siamo ben disposti a questo, ci mancherebbe. Però abbiamo bisogno di quei mezzi, che sono i soli che ci permettono di lavorare. Stiamo perdendo soldi e ogni giorno diventa più dura andare avanti e garantire una vita dignitosa ai nostri figli. Viviamo nelle case popolari di via Haiphong alla Scopaia. E io non posso certo contare sull’aiuto dei miei genitori, che vivono in tre (con mio fratello che è disoccupato) con una pensione di 850 euro».
Un’altra accusa che la donna e la sua famiglia respingono è quella di contribuire ad accumulare sporcizia, comprese carcasse di elettrodomestici, davanti all’isola ecologica. Molti cittadini infatti avevano segnalato ai vigili e anche al Tirreno la presenza di rifiuti ingombranti per la strada. E proprio questo ha determinato l’intervento della municipale. Tanto che gli agenti, oltre a sequestrare i quattro motocarri, hanno anche denunciato i 4 proprietari per la gestione illecita dei rifiuti. «Noi non abbiamo nulla a che fare con quella sporcizia e non sappiamo chi siano i responsabili - dice la donna - Anzi, noi collaboriamo con gli operatori Aamps e quindi non accettiamo questa contestazione. Ora ci preme solo una cosa: riavere i mezzi e ricominciare a lavorare».
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