Il Tirreno

Livorno

Petrolchimico, non è solo crisi

di Giorgio Carlini
Petrolchimico, non è solo crisi

In picchiata il valore aggiunto ma crescono gli appalti e la produzione. Investimenti a quota 42 milioni

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LIVORNO. «O risorgiamo come squadra, o cederemo uno dopo l'altro, fino alla disfatta». Lo dice Tony D'Amato (alias Al Pacino) nel film "Ogni maledetta domenica", l’hanno ripetuto ieri nella sede di Confindustria, per fotografare l'attuale momento dell'economia livornese e per fissare un obiettivo fondamentale: fare sistema per affrontare la crisi.

L'occasione è stata la presentazione del bilancio di sostenibilità 2011 del comparto chimico e petrolifero, giunto alla 13ª edizione e al quale hanno preso parte 10 aziende di Livorno e provincia (Costieri D'Alesio, Costiero Gas Livorno, raffineria Eni, Ineos Manufacturing, Neri Depositi Costieri, Novaol, Prysmian, Rhodia, Styron e Toscopetrol).

La crisi choc balza agli occhi nella forte contrazione nella produzione del valore aggiunto: dagli oltre 107 milioni di euro del 2010 a poco più di 28 milioni nel 2011, con un calo drammatico (meno 73%). Per questo, diverse aziende del comparto sono state costrette a utilizzare gli accantonamenti del passato per coprire i costi di funzionamento. Motivo per cui la voce che raccoglie utili, ammortamenti e accantonamenti mostra un pesante segno negativo (-46 milioni di euro rispetto al +33 milioni del 2010).

Comunque, il valore della produzione non crolla affatto: anzi, cresce del 4,8% e sfiora i 2,94 miliardi di euro. Il dato sembra contraddire quanto appena detto. Ma il valore della produzione risente dell'aumento dei prezzi delle materie prime. La generale diminuzione della redditività è confermata sia dal margine operativo lordo (-38 milioni nel 2011, +18 milioni nel 2010), sia dall'andamento della produzione, (meno 7,5% rispetto al 2010).

L'effetto della crisi è innegabile, ma il quadro non è tutto negativo. La spesa per le retribuzioni del personale (62 milioni contro i 60 dell’anno precedente) testimonia lo sforzo delle imprese petrolchimiche per mantenere capacità produttiva e posti di lavoro.

Da segnalare che altre due cifre importanti: queste imprese, nel bel mezzo della crisi, hanno sostenuto investimenti per 42 milioni di euro. In crescita – e non è un dato secondario – l’apporto delle imprese appaltatrici: 126 milioni il fatturato 2011, 30 in più del 2010.

Capitolo sostenibilità sociale: l'indotto occupazionale diretto del comparto, imprese appaltatrici, è passato da 1.782 a 1.738 (i dipendenti diretti sono scesi da 1.008 a 978); in realtà, 7 aziende hanno aumentato o mantenuto il proprio personale, e lo scostamento negativo è da imputare solo alle altre 3. Sei imprese hanno inoltre raggiunto l'obiettivo "infortuni zero" sul posto di lavoro, e il comparto ha investito 10 milioni di euro in interventi di sicurezza, salute e igiene industriale.

In un comparto pure delicato come il petrolchimico, le note più liete arrivano comunque dalla sostenibilità ambientale: meno 23% delle emissioni in acqua, meno 27% di emissioni in atmosfera. E le spesse per una maggiore efficienza energetica sono balzate in un anno da 500mila euro a 6 milioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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