Il Tirreno

Livorno

La santa alleanza per le infrastrutture

di Mauro Zucchelli
La santa alleanza per le infrastrutture

Porto, aeroporto, interporto: fondi pubblici al lumicino, il triangolo Livorno-Pisa-Colle prova a far squadra e aprire ai privati

4 MINUTI DI LETTURA





GUASTICCE. Nel giorno in cui lo spread impazzito minaccia di travolgere tutti e tutto peggio d'un diluvio universale, Livorno, Pisa e Collesalvetti mettono in scena l'idea di una "santa alleanza" sulle infrastrutture per salvarsi dallo tsunami. Anche se con qualche forfait in extremis al conclave organizzato all'interporto di Guasticce: non erano presenti né il presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà né il sindaco di Pisa Marco Filippeschi al rito officiato dall'ex ministro Altero Matteoli, non attraverso il suo partito (Pdl) bensì con la sua "Fondazione della libertà per il bene comune".

Matteoli ha preso al balzo la quotazione dello spread per mettere i puntini sugli "i" e respingere al mittente che i guai dell'economia fossero colpa del governo Berlusconi. Ma la difesa di schieramento si ferma qui: per il resto l'ex ministro spariglia le carte non risparmiando elogi a una sfilza di avversari politici (a sindaci Pd come Lorenzo Bacci, che «dice cose importanti», o all'ex presidente di Interporto Marco Susini, che «ha lavorato bene») e non risparmia una tirata d'orecchi al governo del quale lui stesso era ministro (però addossandone la colpa a uno stop di Tremonti). Insomma, soprattutto nell'ultima fase della propria parabola da ministro ha cercato di impostare in Toscana un dialogo pragmatico principalmente con il Pd toscano di osservanza dalemiana, adesso il leader cecinese sembra volersi ritagliare un ruolo senatoriale che, sulla sponda destra di uno schema bipartisan, faccia da punto di riferimento per progetti pubblici che camminino sulle gambe di investitori privati e vadano «al di là delle appartenenze sia in fatto di campanili municipalistici che di tessere di partito», come dirà nelle conclusioni del convegno.

Già, perché a partire dal sindaco colligiano Bacci non c'è relatore che non metta subito nel menù il problema dei problemi: non esiste speranza di uscire dalla crisi choc se non c'è un forte ammodernamento delle infrastrutture, ma chi le paga se i fondi pubblici sono al lumicino o addirittura a zero? Bacci, che sottolinea quanto sia indispensabile aprire la porta a investitori privati, chiede un «piano strategico di tutta l’area» anche cogliendo al balzo il fatto che quasi in contemporanea Livorno, Pisa e Colle stanno mettendo mano alla programmazione dello sviluppo. Il sindaco livornese Cosimi la chiama “cabina di regia” fra le istituzioni del territorio e insiste sul fatto che «gli euro-bond sono superati, l’unica possibilità sarà quella di avere una capacità progettuale in grado di acchiappare i project bond su cui punterà l’Europa».

Del resto, come rileva Toncelli (Cciaa Pisa) la logistica è uno dei fattori-chiave della competitività di un sistema economico («ma nell’indice internazionale che misura l’efficienza della logistica siamo solo al 24° posto, davanti a noi c’è quasi tutto l’Occidente industrializzato«). E Vanni Bonadio (Logistica Toscana) segnala che dipende dalla logistica una quota che in media sta «fra il 17 e il 23% del costo di un prodotto-tipo che va sul mercato».

Federico Barbera, neopresidente di interporto, ribadisce che l’ingresso dell’Authority nell’interporto è stato un segnale forte» ma, attenzione, «gli armatori vanno dove c’è la merce, non dove ci sono le infrastrutture».

Dal fronte del porto, pur in mezzo a valanghe di difficoltà il numero due dell’Authority Provinciali coglie un doppio segnale positivo: 1) Rfi-Ferrovie ha programmato un forte investimento sul porto di Livorno mentre quasi dappertutto è in fase di ripiegamento; 2) Livorno è agganciato al corridoio europeo fra Helsinki e Malta. Ma a non farsi troppe illusioni resta il problema del deragaggio dei fondali: c’è il rischio che il governo voglia prendersi i soldi rimasti in cassa perché le procedure dei suoi ministeri impediscono di spenderli. Ormai è quasi un anno che è stato avviato l’iter e ancora non c’è l’ok.

Matteoli suggerisce di «fare squadra e andare tutti dal ministro Clini per chiedere lo sblocco», il presidente della Camera di commercio labronica. Roberto Nardi, sceglie un’altra strada: «Intanto, si potrebbe pensare a collocare i fanghi a Piombino là dov’era previsto di mettere i fanghi di Bagnoli». Potrebbe però essere il segnale che almeno ci stiamo provando: riuscire a far entrare e uscire le navi in un arco orario meno angusto (e a tal riguardo, si pensi a cosa significherebbe la sistemazione dell’imboccatura sud e il canale d’ingresso in Darsena Toscana al Marzocco).

Nardi punta il dito anche contro l’inadeguatezza delle ferrovie: tra Livorno e Firenze ci sono 22 “tracce” («la stessa capacità di traffico degli anni ’50»). Anche se avessimo un boom di contenitori in arrivo sulle banchine forse avremmo difficoltà a portarli via».

E se nel dibattito torna a più riprese l’idea della zona franca, l’ex ministro invita a non farsi troppe illusioni: «Ben venga la presentazione del disegno di legge ma non crediate che sarà semplice farcela: qualunque parlamentare cercherà di far salire la propria città su quel carro e sarà arduo giungere a destinazione».

Ma Gina Giani, amministratore delegato dell’Aeroporto di Pisa, chiede di noin baloccarsi con gli accordi in dolce stil protocollo d’intesa: le alleanze si fanno con i numeri e raffrontando quel siamo capaci di fare noi rispetto agli altri competitori. Avendo ben presente «come la nostra società aeroportuale, a un passo dal portare i libri in tribunale, è stata salvata dalla sferzata manageriale di un livornese come Piergiorgio Ballini».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Il questore di Prato chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite

di Redazione Prato