La protesta
«Chiudete villa Morazzana. Anzi, no»
Caos nell’ex ostello che ospita 39 profughi. Il Comune fa retromarcia in extremis, ma solo per 10 giorni. Domani un presidio
LIVORNO. La data di chiusura di villa Morazzana era scritta su un’ordinanza che non lasciava dubbi: venerdì 20 luglio. E le associazioni di mezza Toscana si erano allertate per far fronte all’emergenza derivante dal trasferimento dei 39 profughi che da un anno e mezzo sono ospiti dell’ex ostello di Monterotondo e che nella settimana appena terminata avrebbero dovuto esser portati altrove. Giovedì mattina tre pullman erano pronti a partire da Scarlino, da Massa Marittima e Prato per caricare gli extracomunitari. I funzionari della Provincia e della Regione, gli avvocati delle associazioni, alcuni volontari erano arrivati alla villa per seguire le operazioni mentre i profughi stavano preparando le loro valige. Ma all’improvviso è arrivato l’alt: niente più trasferimento. O meglio: niente più trasferimento fino al 31 luglio. Un’altra ordinanza ha infatti imposto al gestore della struttura, Andrea Sgarallino, di tenere le porte aperte per dieci giorni in più. E il caos di villa Morazzana, iniziato un mese fa, è diventato un megacaos.
«La situazione ora rischia davvero di diventare ingestibile», accusa Sgarallino, mentre da un lato il Cesdi, il Centro servizi donne immigrate, annuncia per domani mattina alle 11.30 un presidio davanti al Comune «per risolvere in modo non traumatico la situazione delle persone coinvolte», e dall’altro lo stesso Comune sottolinea che «la risoluzione del rapporto con la gestione di villa Morazzana non è rivolta contro i giovani profughi, ma risponde a un progetto dell'amministrazione che parte da lontano e che prevedeva per fine giugno la chiusura della precedente attività. Abbiamo anzi interrotto l'iter avviato per la nuova destinazione d'uso di Villa Morazzana, proprio per dare una risposta alla Protezione Civile regionale e per il tempo che da questa è stato richiesto».
Ma la proroga di dieci giorni, secondo Sgarallino che con quei profughi ci convive dall’aprile 2011, è un errore clamoroso: «Avevamo un contratto con la prefettura fino al 31 dicembre e avevamo sottolineato quanto sarebbe stato importante per quelle 39 persone terminare qui il percorso di integrazione iniziato a Livorno. E invece l’ufficio patrimonio del Comune ha deciso che per villa Morazzana aveva altre idee e che a giugno la concessione della struttura doveva terminare. La cosa paradossale è che prima hanno chiesto alla Regione di chiuderci, accampando motivazioni igienico-sanitarie senza che mai l’Asl ci abbia fatto ispezioni o verbali, poi d’improvviso, in extremis, hanno chiesto alla stessa Regione di non chiuderci più».
E’ palese che due diversi uffici dell’amministrazione hanno guardato, senza troppo coordinarsi, la questione villa Morazzana. E l’obiettivo dell’ufficio patrimonio di riprendere in mano il bando per raccogliere proposte sul miglior utilizzo del complesso, alla fine ha avuto la meglio. «Ma potevano aspettare sei mesi - sottolinea Sgarallino - hanno voluto sgombrarci subito, gli avevamo detto che stavano sbagliando. Si sono ravveduti all’ultimo ma così stanno creando il caos. Lo slittamento di appena 10 giorni è inutile anzi dannoso, perché da un lato noi avevamo dato disdetta dei contratti di acqua, luce e gas dal 20 luglio e avevamo pure chiuso i rapporti di lavoro con 4 dipendenti per quella data, ma soprattutto perché ieri (il 20 luglio) è cominciato il Ramadan e prevedo che sarà molto complicato costringere i musulmani, che sono più della metà dei nostri ospiti, a cambiare abitudini, città, struttura in quel periodo. Se davvero avevano deciso di trasferire quei profughi, dovevano farlo mercoledì anziché tirarsi indietro last minute».
Dunque? Per Sgarallino la soluzione migliore è protrarre la permanenza dei 39 fino a fine agosto, se non fino a fine anno. Ma il Comune non sembra sulla stessa linea: «La posizione dell'amministrazione non è dettata da cattiva volontà o sottovalutazione del problema, ma da un quadro economico e finanziario che è, rapidamente, decisamente mutato. La scarsa flessibilità del bilancio impedisce di interrompere ulteriormente l'iter avviato per Villa Morazzana».
In mezzo alla diatriba ci sono loro, 39 disperati, fuggiti in Libia da Bangladesh, Burkina Faso, Nigeria, Niger, Sudan, Costa D'Avorio, Gana per persecuzioni e povertà, travolti dalla guerra civile, fuggiti nuovamente in Italia e adesso ancora una volta costretti a cambiare luoghi, amicizie, cielo.
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