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Livorno

Quando Montenero sognava le terme chic

Quando Montenero sognava le terme chic

Era un progetto di Rosolino Orlando, sindaco-industriale con un fratello senatore e un altro alla guida del Cantiere

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LIVORNO. C'era una volta la Montenero che non c'è più. Si potrebbe rispolverare la presenza di lord Byron nella bella villa Dupuoy che, a un passo dal cimitero, domina la "conca di Montenero" che alla fine degli anni '90 ha fatto rischiare la crisi di giunta per le liti sull'edificabilità : con il poeta inglese che invitava altri letterati a andare al mare insieme a Antignano. Si potrebbe parlare di Goldoni che fece di Montenero il palcoscenico per le sue "smanie" della nuova borghesia dei commerci che cercava spazi, agi e riconoscimenti sociali. Si potrebbe parlare anche di Ugo Foscolo, che mentre l'epoca napoleonica volgeva al tramonto trovò ospitalità da aristocratici armeni che a Montenero Basso, non lontano da dove ora è lo svincolo della Variante, avevano la villa del Buffone.

Non si pensi che sia paradossale puntare i riflettori su Montenero quando parliamo di un itinerario sotto il segno dell'acqua. La conferma arriva dal libro che il prof. Giampaolo Zucchelli, come testamento d'amore per la "sua" Montenero, insieme al figlio Federico ha dato alle stampe poco tempo prima di morire. Una indagine preziosa che – come gli amarcord di Vasco Lucarelli, per citarne uno – hanno permesso di riscoprire la memoria di un pezzo di Livorno che fino agli anni cinquanta si pensava come un paese a sé («andiamo a Livorno», si diceva come se si dovesse affrontare un viaggio).

L'acqua, dicevamo. Ora è diventata una bega, un guaio, un intoppo: le forti infiltrazioni dal terreno hanno costretto a chiudere l'aula mariana, costruita sulla scia del Giubileo del 2000, pochi anni dopo averla inaugurata. Ma nel segno dell'acqua sono anche le grotte accanto al santuario (con un ruscelletto sotterraneo), anche il pozzo che un tempo era sul sagrato (ora se ne vede solo l'impronta del ricordo). Non basta: c'erano le sorgenti della Manfranca (con il loro apporto di sodio, zolfo, magnesio e cloro), c'erano le "Acque di Val di Goboli presso Montenero" vendute in farmacia con quella denominazione sull'etichetta e avevano fama di essere curative mentre Livorno muoveva i primi passi nell'Italia sabauda. Però – segnala lo studio di Giampaolo e Federico Zucchelli – le più famose di tutte erano le sorgenti termali del Sasso Rosso non lontano dal Castellaccio («fresche, limpidissime, di sapore salino, leggermente amarognole e piuttosto gradevoli»). Erano reputate a quel tempo quasi alla pari con la fonte montecatinese delle Tamerici e «particolarmente indicate nei disturbi gastro-enterici».

Ma l'esistenza di quest'acqua termale ci porta ancor più lontano: Rosolino Orlando avrebbe voluto costruire nei pressi del santuario un grande stabilimento termale, l'avrebbe chiamato "Kursaal Montenero" e c'erano già i disegni di massima su come avrebbe dovuto essere. Sia chiaro, non stiamo parlando dell'ultimo arrivato: la sua è una famiglia in stretto legame con Garibaldi e arriva qui da Genova per impiantare i cantieri navali che dalla seconda metà dell'Ottocento in poi saranno la principale industria della città. Il fratello Giuseppe lo liquida e esce dalla ribalta della cantieristica. Ma non finisce affatto in un angolino: e non solo perché tornerà a occuparsi di industria con Cementeria e Ilva.

Il salto lo fa quando sale sul palcoscenico politico: sindaco la prima volta nel 1895, torna al timone della città quasi vent'anni più tardi, mentre l'altro fratello Salvatore è il senatore di Livorno per un quindicennio filato. Rosolino sarà anche quello che porta la funicolare a Montenero, il presidente dell'ospedale , della Svs, delle Case popolari e di chissà cos'altro.

Ecco è questo l'uomo che disse: voglio le terme a Montenero. Un potentissimo. Solo che l'astro del suo casato poi si spense, quantomeno a Livorno: e con lui uscì di scena anche l'idea delle terme accanto alla Madonna di Montenero…

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