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I cani uccisi a coltellate, l’autopsia svela la ferocia
Le analisi certificano i retroscena del giallo delle carcasse trovate a Collinaia. Uno dei due animali non aveva più le interiora. Nessun chip, vengono dall’estero
LIVORNO. Coltellate irregolari, inferte con ferocia. Non il frutto di un taglio chirurgico, ma colpi grossolani e senza criteri apparenti. Fatti dal basso ventre verso l’alto. È la cruda osservazione che emerge dall’autopsia effettuata mercoledì mattina dai veterinari dell’Asl sulla carcassa del cane femmina, un incrocio fra un pitbul e un dogue de bordeaux, trovato lunedì pomeriggio in via del Vecchio Lazzaretto a Collinaia. E la stessa sorte ha subito anche l’altro cane, un rottweiler (anche in questo caso femmina), recuperato venerdì, a pochi metri dall’altro.
Un’altra considerazione che viene fuori dall’esame autoptico è che i cani, molto probabilmente, sono stati sventrati da vivi. Lo fanno pensare le ferite e anche il fatto che entrambe le bestiole siano state imbavagliate. A tutti e due i cani, infatti, il muso è stato chiuso con dello scotch nel primo caso e con delle fascette da elettriciste nel secondo. Un’operazione che è stata fatta con la forza: sul collo e sul muso infatti ci sono dei segni di violenza che fanno dedurre che gli animali abbiano lottato, opponendo resistenza. Secondo gli investigatori, questa manovra è stata eseguita, da chi ucciso i due cani, allo scopo di non farli abbaiare né mordere. Così facendo sono stati resi inermi prima di essere sventrati. La speranza è che gli animali siano stati drogati prima dei tagli: a questo scopo, i veterinari stanno analizzando il sangue a caccia di tracce di droga o sedativo.
C’è un altro dettaglio che fa riflettere. Il secondo cane trovato a Collinaia aveva una busta nera in pancia. Da un’analisi più approfondita della carcassa, è venuto fuori che la bestiola non aveva quasi più le viscere. Un particolare inquietante che potrebbe essere casuale, ma che potrebbe anche indicare che ai killer interessasse proprio quella parte del corpo. Dettaglio non banale, se le indagini dei carabinieri confermassero la pista della droga, con l’ipotesi degli animali usati come corrieri dello stupefacente. Secondo gli investigatori, i cani sarebbero stati sventrati da poco prima di esser scaricati a Collinaia. Lo fa pensare il fatto che sul posto nel campo non ci fosse sangue. In più due esemplari sarebbero stati abbandonati in due tempi diversi.
Nel corso dell’autopsia, inoltre, i veterinari hanno guardato attentamente la parte del corpo tra testa e collo, e anche dietro l’orecchio, per vedere se il microchip fosse scivolato. Ma non è stato trovato nulla. Ciò vuol dire che i cani non sono mai stati censiti. E quindi, per ipotesi, non dovrebbero appartenere ai Paesi che fanno parte dell’accordo internazionale sull’anagrafe canina (Europa, Canada, Asia e Australia). L’indagine continua.
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