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Livorno

E ora spuntano trattamenti sospetti contro la cellulite

E ora spuntano trattamenti sospetti contro la cellulite

Si chiama «cavitazione» ed è una tecnica che prevede l’uso della luce pulsata per togliere l’adipe

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LIVORNO. Percorsi dimagrimento, tonificazione, anticellulite e poi sul tabellone appeso lungo via Roma dove vengono ancora pubblicizzati i servizi del centro Benessere 61 ecco comparire una scritta in verde: cavitazione, una sorta di liposuzione meno invasiva e non chirurgica, si viene a sapere cercando anche on line.

Secondo i 108 firmatari che hanno sottoscritto la querela nella quale si adombra un maxi raggiro della bellezza, si tratterebbe di una tecnica «vietata all’interno dei centri estetici italiani», bandita sia dalla seconda che dalla quinta commissione del Consiglio superiore della Sanità.

«È un trattamento – spiegano gli esperti – finalizzato a ridurre lo spessore delle adiposità localizzate attraverso l’ utilizzo di ultrasuoni a bassa frequenza».

Se questa è la definizione, la procedura prevede però che le sedute vengano effettuate da personale medico cosa che invece – hanno spiegato le clienti – non avveniva nell’istituto gestito dalla società Peal srl.

È questo l’ultimo spunto di indagine a disposizione della Procura della Repubblica che emerge dai racconti della persone che per quasi due anni e fino al marzo scorso, quando è stato chiuso improvvisamente, hanno frequentato l’istituto. Possibile che gli inquirenti possano ipotizzare oltre al falso e alla truffa aggravata anche il reato di falso ideologico ed esercizio arbitrario della professione?

Il centro, in particolare quello di via Roma, era frequentato per lo più da signore o giovani donne che uscivano da una gravidanza e venivano allettate dai prezzi bassi e dalla promessa di «pance piatte» in pochi mesi.

Per avere accesso a qualsiasi servizio era necessario essere in possesso dei gettoni che venivano consegnati dopo aver sottoscritto il contratto. «All'inizio - conferma una signora - bastava un gettone per qualsiasi seduta. Poi, solo per fare un esempio, per i massaggi ne servivano due».

Dalla fine dello scorso anno, poi la situazione è precipitata. «Prenotare una seduta era diventata un'impresa. Gli appuntamenti venivano fissati anche ad un mese di distanza e quindi consumare i gettoni era impossibile e con la chiusura di un centro è andata anche peggio».

Eppure, la speranza di vedere di nuovo le finestre che danno su via Roma aperte, c'era, o almeno in molti l'avevano prospettato come una possibilità reale.

«Riapriremo tra un mese», dicevano. «Siamo stati fregati – si sfoga un'altra signora – da un mese giro e nessuno, nemmeno le forze dell'ordine, per mesi ci hanno ascoltato».

(f.l.)

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