Il Tirreno

Livorno

rifondazione: voto ok

Tamburini (Pdl): occhio al Reefer

Sel: non ci siamo schierati contro il presidente uscente

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LIVORNO

RIFONDAZIONE. . Per Lorenzo Cosimi, segretario della federazione Prc, dal primo round delle elezioni della Compagnia portuale «conferma la volontà dei portuali della Cpl di garantire il carattere imprenditoriale della loro azienda, perché questa è la posta in gioco di queste elezioni, che ci auguriamo confermata dal voto di ballottaggio». Il leader rifondatore ringrazia («per il copntributo che ha dato«) Giovanni Gentili, il candidato messo in campo dal Prc: «Come tutti i lavoratori della Fds, resta una risorsa a disposizione per questi obiettivi».

SEL. Per Andrea Ghilarducci (coordinatore di Sinistra Ecologia Libertà) il voto per il nuovo cda è l’«elemento democratica da prendere in considerazione come punto più alto della esperienza dell'autogestione». Le scelte che hanno fatto i soci lavoratori e sovventori con la prima elezione di Raugei e le successive nei prossimi giorni con il ballottaggio – afferma – «dovranno essere rispettate da tutti». Ghilarducci rimarca «con forza» di non aver «mai indicato nessun candidato né di essersi schierato contro il presidente uscente».

TAMBURINI (PDL). L’esponente del centrodestra tira le orecchie al Pd: la Compagnia «di tutto avrebbe bisogno meno che di diventare teatro di scontri e giochi politici di basso respiro». Per Tamburini il consiglio dimissionario, «salvo qualche eccezione», non è stato «all'altezza del compito»: e tuttavia gli sembra una assurdità che del vecchio consiglio il Pd se la sia presa solo con il presidente «mantenendo però due fedelissimi, naturalmente Pd». Senza contare che, visto il periodo così complicato, sarebbe stato «saggio, opportuno e anche doveroso lasciare i lavoratori liberi e padroni del proprio destino».

E pensare – aggiunge – che De Filicaia «aveva cominciato bene quando affermava la necessità di dire basta alle logiche della appartenenza politica e delle tessere partitiche nell'assegnazione dei vari incarichi, ma evidentemente il Partito lo ha immediatamente richiamato all'ordine»...

Il dirigente del Pdl fissa i riflettori sul magazzino frigorifero al Leonardo Da Vinci: «24 milioni di euro da corrispondere con un rateo mensile di 120 mila euro e sempre in passivo mese dopo mese». E lancia un grido d’allarme: il fallimento del Reefer «porterebbe inevitabilmente alla fine della Compagnia», la scelta dovrebbe ricadere su «soggetti capaci a prescindere dalla loro stretta ideologia».

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