Il Tirreno

Livorno

Portuali, terremoto evitato in extremis

di Mauro Zucchelli
Portuali, terremoto evitato in extremis

A poche ore dal ballottaggio, il Pd pensa di ritirare i propri candidati e rompere con Raugei. Poco prima delle 23 l’armistizio

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LIVORNO. Come nei romanzoni-thriller di Jeffrey Deaver, l'uppercut alla bocca dello stomaco arriva quando non te l'aspetti. Accade così anche nella Portuali-story: all'indomani di un voto che sembrava aver già speso il colpo di scena con l'exploit di Enzo Raugei eletto a dispetto del suo partito, il Pd. A poche ore da un ballottaggio dall'esito apparentemente prevedibile (con Marco Dalli e Fulvio Romeo Franchini, l'uno con 178 preferenze e l'altro con 123, in largo vantaggio su Stefano Piccini e Axel Lupi), ecco che la sceneggiatura fa schizzar fuori un fuoco d'artificio di sorprese.

Nel pomeriggio, dopo un "franco" dialogo telefonico fra il leader Pd De Filicaia e il presidente uscente Raugei – praticamente un litigio via Vodafone – salta fuori l'ipotesi che il Pd, sconfitto nell’urna al primo turno, ritiri clamorosamente dal ballottaggio la squadra dei propri candidati. Inutile dire che questo significherebbe riscrivere daccapo la scheda del secondo turno in agenda per oggi: via Dalli, Romeo Franchini e Lupi, ecco che Stefano Piccini sarebbe l'unico rimasto dei nominativi che si era conquistati nell'urna l'accesso al ballottaggio, al quale in extremis si aggiungerebbero Giovanni Gentili con 57 voti (messo in pista da Rifondazione-Pdci), Riccardo Boccone con 38 (consigliere uscente, destinato a guidare il terminal frigo Reefer) e Jari Petroni con 29.

Poco prima dell’ora di cena nel quartier generale di via San Giovanni c'è presumibilmente chi predispone le cose nel caso ci sia davvero da ristampare in extremis le schede con i nuovi nominativi. Ce n’è a sufficienza? No, perché nel frattempo nei Palazzi della politica era piombata l'indiscrezione – tanto insistente quanto senza riscontri definitivi – secondo la quale stesse pensando di trogliere il disturbo anche il supermanager Alberto Bruschini, l'artefice del piano di risanamento nel segno di lacrime e sangue.

In realtà, c’è il fumo (del gossip) ma non c’è l’arrosto (di atti e decisioni effettive): il moulinex delle indiscrezioni frulla intenzioni e strategie, le ipotesi e le contro-ipotesi rimbalzano come la pallina dentro un flipper: e se finora avevamo sottolineato che mai prima d'ora il partito-guida della città si era rifiutato di ricandidare il presidente uscente, adesso bisogna dire che mai prima d'ora aveva deciso di chiamarsi fuori dalla plancia di comando della Compagnia portuale.

La decisione viene data per «quasi presa» ma è come il «quasi gol» di Nicolò Carosio: la mail ufficiale rimandata di ora in ora non arriva. Colpa del server?

La posta elettronica non c’entra: semmai si intuisce che sono al lavoro le diplomazie incrociate. Lo si capisce dal fatto che gli stessi informatori che avevano data per certa la rottura alle 21 cominciano a dare per «praticamente sicuro» il rientro del gesto clamoroso. Eppure – e ormai si sono fatte le 22 – non c'è niente di ufficiale né per annunciare il ritiro né per segnalare il "ritiro del ritiro". Fonti di primissima mano riferiscono che dallo stato maggiore del Pd si attende un segnale da Raugei…

Ma il romanzo non è ancora all'ultimo capitolo: è spento il telefonino del presidente uscente vincitore del primo round elettorale. Segno che i plenipotenziari in missione impossibile hanno alzato bandiera bianca e si va alla “bomba fine di mondo”?

Ore 22,14, all’altro capo del filo c’è Raugei. Dice sostanzialmente tre cose per mandare segnali di fumo che invitano al calumet della pace. La prima: «La mia azione non è mai stata contro il Pd» (e qui vale come riconferma della volontà di non usare il proprio seggio in consiglio comunale per creare guai a maggioranza e sindaco). La seconda: «Pendo atto positivamente delle dichiarazioni di De Filicaia riguardo all’esito del voto e al vertice della Compagnia» (e qui segnala che il presidente lo rifarà lui). La terza, forse la più importante dal punto di vista del futuro della Compagnia: «I contrasti sulla mia candidatura sono una cosa ormai alle spalle, ora dobbiamo guardare avanti con il concorso di tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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