Sicurezza
La jeep trovata nel bosco e spunta un testimone
L’auto era abbandonata a Colognole con le chiavi inserite e il freno a mano Nessuna traccia del fucile che l’ex dipendente del Comune aveva con sé
LIVORNO. Le chiavi nel cruscotto, il freno a mano tirato e le portiere aperte. Il Daihatsu Feroza bianco di Mauro Gambicorti, 71 anni, ex dipendete comunale sparito da domenica scorsa, è stato ritrovato ieri sera intorno alle 19 all’interno di un’aria boschiva alle spalle di una cava nella zona compresa tra la Valle Benedetta e Colognole.
«Aver individuato la jeep ci ha dato un briciolo di speranza – ammette chi sta partecipando alle ricerche – ma quando abbiamo visto che lui non c’era ci siamo demoralizzati. Inutile dire che adesso le probabilità di trovarlo ancora in vita diminuiscono sensibilmente».
Anche perché all’interno dell’auto non sembra che ci fosse il fucile da caccia, regolarmente detenuto, che l’uomo aveva portato con sé dopo essere uscito di casa, tra le 17 e le 17,30, per andare «a dare da mangiare ai cinghiali», come ha detto alla moglie.
E dire che solo poche ore prima che il fuoristrada venisse ritrovato era spuntato un testimone che gli stessi investigatori ritengono attendibile. «Ho visto il cacciatore che stanno cercando da giorni – racconta Armando Romboli – era fermo su un vecchia jeep bianca lungo l’Aurelia, all’incrocio per immettersi sulla strada che porta sulla panoramica, verso Montenero. Mi è rimasto impresso perché era immobile in mezzo alla carreggiata: il volto emaciato, bianco. Gli ho fatto segno di passare per primo, ma lui è rimasto immobile, ho provato ancora, ma non si è mosso. Come se fosse pietrificato dalla paura. Solo allora, quando ho visto che non aveva intenzione di passare, l’ho superato e l’ho guardato in faccia. Poi ho visto la foto sul giornale. Sono sicuro: era tutto lui».
Sono le 18,45 di martedì sera e se questa testimonianza venisse confermata, significherebbe che il pensionato, appassionato di ciclismo e assiduo frequentatore dei Pancaldi, a quell’ora era ancora vivo. Probabilmente in uno stato confusionale, certo, ma vivo.
È questa l’ultima speranza, in ordine di tempo, alla quale familiari e amici si stanno aggrappando per scrivere il lieto fine a questo giallo di mezza estate. Due erano stati le segnalazioni prima di questa ed entrambe risalivano alla serata di domenica quando altrettante persone avrebbero visto il fuoristrada: una volta fermo davanti al circolo Arci, l’altra per strada, ma non è chiaro se salisse o se invece fosse diretto verso la città.
«Quando è uscito dalla sua casa di Ardenza – racconta la figlia – ha nascosto il telefono cellulare in un cassetto dell’armadio sotto alcuni libri e ha portato con sé solo i documenti». Intanto fino al tramonto di ieri sono proseguite le ricerche di un centinaio di amici cacciatori, degli agenti della polizia provinciale ai quali si sono aggiunti gli uomini della forestale e delle Gav nella zona dov’è stata trovata la jeep.
Racconta Maurizio Trusendi, che coordina le operazioni: «Fino alle 18,30 avevamo diviso il territorio in due zone. Un gruppo ha setacciato l’area che va da Palazzina fino alla Valle del Chioma, passando dal Romito, mentre un altro si era concentrando tra Colognole e via delle Sorgenti».
Il problema è che Gambicorti conosce ogni anfratto di quei boschi e se si è voluto nascondere sarà difficile trovarlo. Non è un caso forse che siano serviti tre giorni per rintracciare la macchina. Questa mattina all’alba le ricerche ripartiranno da qui: una strada sterrata in mezzo al bosco.
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