Il Tirreno

Livorno

Ztl: commercianti discriminati con i nuovi permessi

L’Automobil club di Livorno sottolinea le difficoltà di chi non è compreso nella lista preparata dal Comune

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LIVORNO. L’Automobil club livornese sta dalla parte di negozianti e cittadini che nei giorni scorsi hanno chiesto spiegazioni sui nuovi criteri che regolano l'accesso degli autocarri nelle Ztl e Zsc. «La nuova regolamentazione - fa sapere Ac- entrata in vigore lo scorso 25 giugno si presenta infatti come iniqua e discriminatoria per molte delle categorie che al contrario, proprio in virtù della loro natura commerciale ed artigianale, dovrebbero godere della massima elasticità in fatto di permesso di transito e sosta. Sostenendo l'intenzione primaria di "alleggerire la pressione nelle zone regolamentate dal piano del traffico a tutela delle esigenze di sosta dei residenti, impedendo a questa categoria di veicoli il transito e la sosta senza limitazioni", il Comune ha però di fatto inflitto un'ingiustizia letale ad una larga fetta di attori principali dell'economia cittadina».

Infatti, secondo Automobil club, «negando il permesso alle attività non inserite in quella lista composta con scarsa lungimiranza e raziocinio, si toglie anche l'ultima possibilità alla piccola distribuzione labronica di potersi difendere nei confronti dell'assalto all'arma bianca portatole dalla concorrenza ormai agguerrita ed impari delle grandi catene di ipermercati siti in periferia».

Poi l’Ac dentra nel dettaglio degli orari: «Se è infatti vero che per "l'esercizio delle forniture delle attività commerciali" sono state individuate un paio di fasce orarie 'libere', nel corso delle quali il transito e la sosta degli autocarri sono consentiti liberamente sia di prima mattina (7.30-10.30) sia di pomeriggio (dalle 15 alle 16), è altrettanto reale e concreta l'esigenza di negozi e botteghe di tenere sempre a portata di mano il proprio veicolo in modo da poter fornire il servizio al volo. La consegna al cliente dovrebbe essere quanto più celere ed efficiente possibile. Non è infatti concepibile che l'elenco di ammessi alla richiesta sia stato stilato in base ad una semplice e non esaustiva visura camerale, lasciando fuori ad esempio l'autorizzazione per alcuni soggetti che fanno sì della vendita al dettaglio la loro mission primaria ma che poi a questa devono giocoforza collegare una parallela attività di consegna a domicilio, la quale non può certo essere blindata ad orari stabiliti a priori».

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