Gioco
Tutto iniziò con la “Fiorenza”
Col nome di una fiaschetteria: non c’erano i soldi per l’insegna
LIVORNO. Cos'era la "Gaia Scienza" prima del big bang che l'ha resa la "Gaia Scienza"? Era la "Fiorenza" e stava in via della Madonna. Se il nome usato finora le arriva da Nietzsche, quello precedente era stato ereditato da una fiaschetteria.
«Era stata la federazione del Partito comunista, a decidere di far nascere quasi dal nulla una libreria a metà anni ’50», ricordano Mauro Nocchi, storica figura della sinistra livornese, e la moglie Iolanda Catanorchi, che alla “Fioren- za” ha lavorato per 13 anni.
«La libreria era in una ex fiaschetteria in corso Amedeo: non c’erano soldi per cambiare l’insegna in “Rinascita” come avevano fatto in altre città, ma – raccontano – quei locali si trasformarono in un presidio culturale nella “rinascita” della città devastata dalla guerra e costretta a convivere con la prolungata permanenza di truppe alleate».
Il capitale iniziale erano circa 70mila vecchie lire «in valore di libri, quasi tutti trasferiti dal Centro Diffusione Stampa della federazione Pci». A prendersi la respoinsabilità di avviare l’”avventura” – ricordano Nocchi e Catanorchi – erano «appassionati lettori ma senza esperienza nel commerciare libri». I nomi? Romolo Talini, Demo Demi e Edda Quaglierini, ai quali subentrarono Mario Spadoni e Iolanda Catanorchi più Walter Cecchi (che riscuoteva a domicilio le rate dei libri).
«Nel maggio ’58 – si sottolinea – avvenne il trasferimento in via della Madonna grazie a un prestito di 300mila lire garantito da Giuseppe Riccioni, che era uno dei maggiori commercianti di scarpe in città». Stipendi al minimo, orari che si allungavano se necessario e festività spesso al lavoro: ma «c’era la convinzione di dare una mano alla nostra Livorno». Arrivarono CarloCalvi e poi Ugo Bastogi, Vania Gigli, Vania Brugnoli con CorradoNocerino e Franco Buccarella. Comne dimenticare la vendita a rate dei libri scolastici per gli operai».
«Generazioni intere – spiegano – ricordano ancora con piacere quel periodo, al quale subentrò, sul finire degli anni ’80, una diversa e discutibile concezione della cultura e della politic a: con un colpo di fortuna si fece vivo Franco Ferrucci, Ecco perché con il suo passare di mano si chiude un’epoca, che aveva dimostrato che anche a Livorno c’erano forza in grado di produrre e diffondere cultura alla pari con chiunque altro».
Mauro Zucchelli
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