RIMPIANGERÒ QUEGLI SCAFFALI
FEDERICO BUTI. Scrivendo nell’anno di grazia 1882 “La Gaia Scienza” - informa Wikipedia - Friedrich Nietzsche voleva celebrare la forza del pensiero libero e gioioso, anche un po’ sovversivo, nato al...
FEDERICO BUTI. Scrivendo nell’anno di grazia 1882 “La Gaia Scienza” - informa Wikipedia - Friedrich Nietzsche voleva celebrare la forza del pensiero libero e gioioso, anche un po’ sovversivo, nato al tempo degli outsider medievali.
Perciò, il fatto che oggi dopo 17 anni chiuda la nostra “Gaia Scienza”, libreria benemerita, è la conferma di diverse cose importanti: 1) che a Livorno non è tempo di pensieri liberi e gioiosi; 2) che non è nemmeno tempo di sovversivi e outsider; 3) che il numero 17 porta male per davvero.
Cosa vengano a fare nella nostra desolata città questi milanesi neo-bocconiani della Feltrinelli che da tempo ci insidiano e lunedì si arrafferanno la libreria benemerita dopo essersela comprata, è un mistero: a meno che non abbiano deciso di dare finalmente ragione - ma ne dubito - al caro refrain livornese che recita “meglio disoccupato ad Antignano che ingegnere a Milano”.
Comunque, affari loro. A noi resta la perdita grave di uno dei pochissimi luoghi dove passare amabilmente un’oretta o anche due in un’aura garbata di cultura, fra padroni cordiali, scaffali gioviali e commessi indefessi.Cazzeggiando con assiduità fra pianterreno e cafeteria del piano nobile - impreziosita da quei bei giornali con la stecca, come usava al tempo di Nietzsche - personalmente c’ho lasciato un tesoretto e non lo rimpiango; e di certo non lo confermerò ai milanesi. Per non parlare dei frequenti appuntamenti col maestro editore, fissati allo scopo di presentargli l’ultima trovata o l’ultima memoria e di pietirne dignitosamente una pubblicazione; ma per fortuna ci confermano che questa attività socialmente rilevante proseguirà, e non sotto le grinfie dei bocconiani, almeno quella.
Penso sia vano analizzare le ragioni di questo cambio di ragione, che possono essere molteplici ma si riassumono pur sempre nell’antica constatazione che la leccia prima o poi si pappa l’aguglia, per quanto svelta questa possa essere e per quanto si rimpiatti fra gli scogli. Dunque voltiamo pagina, in tutti i sensi: guardiamo al futuro. E consoliamoci sapendo che la Storia è un eterno ritorno e che - sempre come apprendiamo da Wikipedia - dopo La Gaia Scienza arrivò Zaratustra.
Questo Zaratustra calato nel futuro di Livorno forse sarebbe troppo, però qualcuno che continui a intrattenerci amabilmente limitando esborso e lucro è assolutamente, vitalmente necessario.
Qualcuno che dalla Gaia Scienza sappia attingere i molti pregi e anche alcuni difetti, il principale dei quali a mio modesto avviso è stato il ponce; perché in quella piccola cafeteria del piano nobile nessuno - diciamolo - l’ha mai saputo fare decente, per quanto s’industriasse; e invece produrre un ponce decente sarebbe stato un complemento importante, avrebbe arricchito il marchio e forse reso più arduo ai bocconiani ingoiare il boccone.
Ripartiamo dunque da qui, da una cultura corretta un pochino al rum. E dalla consapevolezza che questo personaggio in grado di prendere la bandiera e portarla oltre la trincea dell’omologazione e degli insulsi talk-show e long-drink, non è un miraggio: esso esiste, c’è, lotta insieme a noi.
Ucci ucci, sento odore di Ferrucci...
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