Il Tirreno

Livorno

Portuali: vince Raugei, schiaffo al Pd

di Mauro Zucchelli
Portuali: vince Raugei, schiaffo al Pd

Il presidente uscente passa al primo turno e ipoteca la riconferma. Ora c’è il piano di risanamento (e la vendita del Faldo)

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LIVORNO. Dall'urna della Compagnia portuale esce un solo eletto al primo turno: è il presidente uscente Enzo Raugei. A metterla giù così sembrerebbe un voto "bulgaro", praticamente di ratifica: invece bisogna ricordare che i vertici Pd avevano deciso di escludere dalla propria squadra di candidati Raugei, che pure di quel partito fa parte (e ne è consigliere comunale).

Dalli non passa subito. Basta questo a far capire che il voto è stato uno schiaffo per il Pd. Anche perché Marco Dalli, leader della formazione messa in campo dal Partito democratico, non solo si è fermato lontano da Raugei (46 voti in meno) ma soprattutto non ce l'ha fatta a raggiungere la soglia di preferenze necessarie per passare al primo turno. Gli è mancata una dozzina di schede, così come nel voto di cinque anni fa per appena 14 voti rimase fuori dal consiglio.

Vanno al ballottaggio tutti e tre i candidati del Pd: oltre a Dalli, c'è anche Fulvio Romeo Franchini con 123 voti ma Axel Lupi, una delle nuove leve di casa Cgil (è coordinatore della Rsa), al debutto come indipendente nelle elezioni in Compagnia, totalizza 69 voti. Non sono sufficienti per non essere sorpassato dalle 82 preferenze incassate da Stefano Piccini, che di Roberto e Italo non è solo omonimo bensì parente.

Quanto pesa Rifondazione. Resta fuori l'ex consigliere Riccardo Boccone (38 voti), che però risulta sulla rotta della guida del Reefer, il terminal frigo della frutta. Non ce la fa per un pugno di preferenze Giovanni Gentili (57 voti), sceso in campo con la "maglietta" della falce e martello di Rifondazione-Pdci.

Eppure che nel voto pro-Raugei abbia pesato una quota di consensi provenienti dal mondo di Rifondazione-Pdci lo pensano in parecchi, non solo l’antagonista diretto Dalli. Raugei ha anche respinto sdegnosamente al mittente l’accusa di aver fatto un patto con Roberto Piccini e ha bollato come veleni e stupidaggini il tam tam («diffuso ad arte») che accreditava un clamoroso rientro di Piccini in qualche pezzetto di Compagnia.

Ma il fuoco incrociato di gossip e controgossip rischia di portarci fuori strada in una babele di alleanze che ovviamente ciascuna parte avrà combinato. Anche perché la geografia delle provenienze politiche spiega solo a metà quel che c’è dietro le scelte: basti ricordare che insieme a Enzo Raugei c’erano Marco Dalli e Fulvio Romeo Franchini nel consiglio che ha fatto muro contro i perentori altolà del Pd contro la vendita della quota Tdt ai genovesi per far fronte ai debiti-capestro.

Testa a testa, poi... Lo spoglio, in realtà, è stato a lungo molto più incerto di quanto dica il verdetto finale: nelle prime cento schede Raugei risultava in testa di dieci lunghezze su Dalli (62-52). Anzi, la 128ª scheda scrutinata è il momento del sorpasso: Dalli in testa ma solo per pochi minuti. Trenta voti più in là torna in testa l'ex presidente e inizia la galoppata che lo porterà a un vantaggio man mano crescente. Quando il segretario della commissione elettorale legge il nome di Raugei sulla 318ª scheda, parte l'applauso fra la ventina di portuali che in sala Montecitorio seguono lo scrutinio: è stato superato il quorum per l'elezione al primo turno.

Mai così tanta incertezza. Era il voto più incerto di sempre in Compagnia: mai prima d'ora il Pd aveva escluso dalle candidature il presidente uscente, mai prima d'ora la cooperativa dei portuali era stata alle prese con il dilemma della propria sopravvivenza, mai prima d'ora erano stati chiesti sacrifici così pesanti alle buste paga dei lavoratori (ma l'impatto vero si avrà il mese prossimo).

Ce ne sarebbe stato abbastanza per prevedere un voto di protesta: astensionismo? sfilacciamento? exploit di candidati outsider? Questi interrogativi non si sono tradotti in (quasi) niente: a dirla tutta, non mancano segnali di mal di pancia – come la scarsa affluenza al terminal Tdt – eppure salta agli occhi che i tre più votati sono tre consiglieri uscenti. Segno di un arroccamento conservatore per difendere quel che la Compagnia è stato, raccontano le malelingue del fronte anti-Raugei. No, ribatte la sponda avversa: è semmai una testarda difesa dell'autonomia della Compagnia di fronte a un partito, il Pd, che entra a gamba tesa.

Quante schede strane. Sta di fatto che una valanga di schede, forse una cinquantina, ha indicato i nomi di Marco Dalli e Enzo Raugei: in accoppiata nonostante fossero avversari, e spesso insieme a quello di Fulvio Romeo Franchini. I tre consiglieri uscenti. E' scattato il riflesso condizionato dell'ok a chi sta nella stanza dei bottoni? Eppure la cura lacrime e sangue poteva far pensare che proprio loro avrebbero pagato lo scotto. Un po' è stato così nel calo dei consensi anche dei più "applauditi" nell'urna, ma può essere anche che dal voto si alzi una richiesta: siete voi il gruppo dirigente e smettetela di litigare, ora avete la responsabilità di tirarci fuori di qui.

C’è da prendere di petto il risanamento. Con una (positiva) sorpresa che potrebbe arrivare dall’autoparco del Faldo, fuori Vicarello: tornano a infittirsi le voci di una trattativa serrata per la vendita a un gruppo internazionale. Sono in gioco cifra nell’ordine delle decine di milioni di euro: sufficienti per sfamare il fabbisogno di liquidità a brevissimo termine ma anche per qualcos’altro. A questo punto, al nuovo gruppo dirigente sarà chiesto proprio questo livello di responsabilità: anziché bruciare risorse in piccoli benefici momentanei, inventare il business dei portuali di domani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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