Il Tirreno

Livorno

I cani del “metodo colombiano” Imbottiti di droga, poi uccisi

di Federico Lazzotti
I cani del “metodo colombiano” Imbottiti di droga, poi uccisi

Due animali trovati squartati in un campo a Livorno, nello stomaco avevano un sacchetto di plastica. Aperta un'inchiesta per maltrattamenti. I cani vengono usati come “borse viventi” per i panetti di cocaina ed eroina, sfruttati e infine ammazzati

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LIVORNO. Nell’ultimo dossier dell’Europool è stato ribattezzato «metodo colombiano». È l’ultima frontiera della crudeltà ai danni dei cani, trasformati in contenitori viventi, da aprire per nasconderci dentro ovuli di eroina o cocaina e muovere più facilmente chili di stupefacenti da un punto all’altro del mondo, per poi uccidere l’animale all’arrivo, svuotare il forziere e gettare la carcassa.

A far sospettare che la Toscana, e in particolare la zona tra Livorno e la provincia di Pisa, possa esserci la base di un traffico di droga a quattro zampe, il ritrovamento tra venerdì e lunedì alla periferia labronica di due cani seviziati, sventrati e abbandonati in mezzo a un campo, privi entrambi del tatuaggio e del chip di riconoscimento. E la scoperta, due mesi fa nel pontederese, di un presunto trafficante, un livornese di 32 anni, capace di imbottire i suoi due cani di ovuli prima che venissero salvati quasi per caso dop il suo arresto.

Racconta chi lunedì pomeriggio ha visto per primo il secondo dei due animali uccisi, una femmina di dogue de bordeaux: «È stata una scena agghiacciante. Ad attirarmi in quella zona è stato il cattivo odore. Il corpo era in decomposizione, ma si vedeva che aveva il muso chiuso da una fascetta, di quelle che usano gli idraulici. Lo stomaco era aperto e usciva una busta di plastica nera».

Tre giorni prima, a meno di centro metri di distanza, era stato ritrovato un labrador, anche in quel caso si trattava di una femmina. «Non avendo gli organi genitali il loro stomaco è più capiente, ecco perché vengono preferite ai maschi. E poi quando passano le frontiere se sono eccessivamente gonfie è sempre possibile dire che sono incinte».

È dentro a queste constatazioni, diventati sospetti, che la Procura di Livorno ieri mattina ha aperto un’inchiesta per maltrattamenti di animali con conseguenza di morte.

Al momento, l’unica certezza dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Luca Masini, è che i due animali siano stati portati in quel campo nello stesso momento, molto probabilmente tra giovedì notte e venerdì mattina, ma siano stati uccisi altrove. «Troppo rischioso farlo vicino alle case – dicono i militari – soprattutto perché il killer avrebbe dovuto anche svuotare lo stomaco dell’animale dagli ovuli. E per farlo ci avrebbe impiegato troppo tempo». Ecco perché gli investigatori stanno setacciando tutte le telecamere puntate sulla strada, poche a dire il vero, a caccia di un veicolo sospetto.

Se dalla pista livornese è stato possibile ricostruire la fase finale del «metodo colombiano», l’arresto del maggio scorso di Massimo Pracchia, avvenuto alla periferia di Pontedera, può essere utile sia per cercare eventuali collegamenti, possibile che il nuovo punto di riferimento dell’organizzazione abiti a Livorno? Ma soprattutto per capire come i cani vengono trasformati in borse viventi.

«Quando li ho visitati ho notato una cicatrice nella parte ombelicale», raccontava Salvatore Maugeri veterinario della clinica di Cascina che ha salvato i cani, provenienti dal Sud America e sequestrati a Pracchia.

«Chi carica i cani alla partenza deve essere un esperto, un medico – spiegano gli investigatori – perché deve essere in grado di aprire la cute e la parete addominale per poi inserire i panetti di una ventina di centimetri nello stomaco dell’animale». Eccolo il cuore del narco-dog che ha fatto base in Toscana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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