Il Tirreno

Livorno

Portuali, Pd contro Raugei Il rompicapo delle alleanze

di Mauro Zucchelli
Portuali, Pd contro Raugei Il rompicapo delle alleanze

Al fianco del presidente uscente anche l’ex nemico Roberto Piccini De Filicaia: «Il conservatorismo non serve». La replica: «È solo “renzismo”»

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LIVORNO. Oggi e domani i portuali affidano a una scheda nell'urna il proprio futuro. Ovvio che sia sempre così quando i lavoratori eleggono i vertici della propria cooperativa, ma stavolta si balla sull'orlo del vulcano: e non c'è solo da rimettersi in carreggiata, c'è da farlo prima che alla svelta. Tre volte alla svelta: 1) perché c'è da evitare che il gorgo finanziario tiri a fondo i conti della Compagnia; 2) perché c'è da restituire una missione aziendale alla Compagnia se vuol continuare a fare impresa anziché limitarsi a fare i "camalli" che prestano le braccia e stop; 3) perché c'è da recuperare efficienza attraverso una forte riorganizzazione del lavoro (così come un mutamento radicale delle abitudini e della mentalità collettiva).

Mai così tanta incertezza. Non è però solo per questo che mai come stavolta il voto dei portuali è stato incerto. Non era mai accaduto che il Pd (o comunque si chiamasse in passato) decidesse di non ricandidare il presidente uscente: lo ripetono – con intendimenti ovviamente opposti – sia dalla sponda Pd (per rivendicare il coraggio di aver dato una svolta nel segno del rinnovamento) sia dal versante opposto, il fronte filo-Raugei (per rimproverare non solo una mancanza di "galateo" politico ma una scarsa consonanza con il modo d'essere che contraddistingue gli uomini della Compagnia).

Yari De Filicaia, numero uno del Pd cittadino (e anch'egli portuale), guarda a un identikit del portuale che «ora al 65% è costituito da lavoratori sotto i 40 anni»: sono chiamati a comprendere – aggiunge – che «la Compagnia che hanno conosciuto in passato non esiste più» e «uno spirito conservatore non aiuta affatto a conquistarsi il futuro, anzi non porta proprio da nessuna parte». Tradotto: mettiamoci noi alla testa del cambiamento se non vogliamo esserne travolti.

Il diretto interessato, Enzo Raugei, non la manda a dire: «E' una cosa inaudita e un po' folle. C'è un "renzismo" che dilaga senza fondamento di conoscenza delle cose. Tocca ai portuali (e a nessun altro) decidere chi vogliono alla guida. Io mi metto a disposizione , qualsiasi altra cosa avessi scelto sarebbe sembrata una fuga e io non scappo».

Il risiko di via San Giovanni. E' questo il punto di partenza attorno al quale ruotano le grandi manovre che, inutile dirlo, di fronte a un esito tanto incerto e a uno scenario già così scompaginato, stanno caratterizzando questo round elettorale nel quartier generale di via San Giovanni. Con una precisazione: bisogna tener presente che i portuali votano singoli nomi che possono essere appoggiati da questo o quel partito, da questo o quel gruppo ma alla fin fine si tratta di scrivere tre nomi sulla scheda. Non è neanche tanto improbabile il caso che un lavoratore possa scrivere un nome indicato da un partito insieme a quello appoggiato da un altro e magari inserendo come terzo nome un outsider.

Piccini alleato di Raugei. La geografia, dunque, si ingarbuglia. Con una novità saltata agli occhi di tutto nel corso dell'ultimissima riunione del circolo Pd porto: Roberto Piccini è sceso in campo per appoggiare la candidatura di Enzo Raugei, benché in passato l'ascesa di Raugei fosse stata vista come la rottura che metteva fine al regno dei Piccini (inaugurato nel '63 dal padre-patriarca Italo e proseguito dal figlio Roberto dall'89 al 2006). L’argomentare di Piccini? Bisogna partire da un giudizio sul consiglio uscente: o è positivo (e allora perché escludete Raugei?) o è negativo (e allora perché appoggiate Marco Dalli e Fulvio Romeo Franchini?).

Il consiglio passa da 6 a 3. Già, perché del consiglio uscente escono di scena Vladimiro Mannocci e Giacono Marchesini mentre Roberto Boccone andrà forse a guidare il Reefer. Il nuovo vertice non sarà più a sei bensì a tre. E la squadra proposta dal Pd è composta dagli uscenti Marco Dalli e Fulvio Romeo Franchini più, in qualità di indipendente, Axel Lupi, giovane coordinatore della Rsa.

Il ritrovato feeling fra Raugei e Piccini prelude a un clamoroso ritorno dell’ex presidente dell’Authority all’interno della Compagnia? Gli anti-Raugei sussurrano che c’è ancora da decidere chi andrà al timone della Cilp, «che fu la creatura proprio di suo padre Italo». I filo-Raugei ironizzano: «Davvero credete che Piccini lascerebbe una società in ascesa come la Porto 2000 per tornare in Compagnia a fare la faticaccia di far quadrare i conti?».

Sel: rinnovamento. Ma attorno alla figura di Raugei – ex assessore provinciale dei Comunisti Italiani, poi passato al Pd, partito del quale è consigliere comunale – si riassesta anche una geografia di contrapposizioni e alleanze. Ad esempio, uno dei principali collaboratori di Raugei in questi anni è stato Vladimiro Mannocci, che in tandem con Vittori era approdato fra i vendoliani di Sel. Eppure proprio il numero uno di Sel Andrea Ghilarducci, anche lui lavoratore del porto ma con la casa Agelp, è uno dei più duri nel chiedere uno scossone di rinnovamento. Tradotto: Raugei no.

All’ombra della falce & martello della Fds (Rifondazione più Pdci) si manda in campo Giovanni Gentili, ma dalla prima linea della sezione Prc porto non si fa mistero dell’apprezzamento per Raugei («ha lavorato bene ed è sorprendente che il Pd abbia rifiutato di ricandidarlo»). Senza contare che gli altri nomi nel toto-elezioni potrebbero riservare sorprese in una situazione così in movimento.

L’incognita del dopo voto. Ma è fuori dagli schemi anche lo scenario del dopo-voto: non è da escludere che si possa andare a un vertice ristretto all’osso sì e tuttavia con due anime, cioè una maggioranza e una minoranza quasi precostituite. In realtà, di fronte a una crisi come questa, di precostituito non c’è nulla e gli schemi, come si vede, solo lì spesso solo per esser dribblati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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