Gioco
Fascino amarcord, boom per i fascicoli delle storie
È andato a ruba in edicola il primo numero delle “Memorie per il futuro” domani un altro racconto dedicato al come eravamo fra cinema e teatro
LIVORNO. Davvero i livornesi hanno “fame” di conoscere le radici della propria memoria: è quel che si intuisce dalla grande risposta che ha avuto l’idea del Tirreno di mandare in edicola – in regalo con il nostro giornale – il primo di una serie di venti fascicoli in cui cerchiamo di raccontare qualcosa del nostro passato.
Domani sarà in edicola il secondo numero, dedicato anch’esso alla Livorno dei cinema e dei teatri: un patrimonio incredibile sia come strutture (ma appena dopo esser andati in stampa è arrivata la notizia della chiusura anche del Jolly) sia come set di un quantità sterminata di pellicole. Con una intervista al videomaker Marco Sisi, che ai film girati a Livorno ha dedicato intelligenza e passione in preziosi studi, siti web, libri). Poi appuntamento – sempre gratis con il Tirreno – mercoledì 18 (con un primo assaggio di storie del lungomare), giovedì 19 (con un nuovo round dedicato sempre alla passeggiata a mare) e venerdì 20 (con un itinerario inconsueto nel segno dell’acqua). La prossima settimana occhi puntati su industrie e sport.
Sia chiaro, nessuna intenzione di immaginare ponderosi tomi di studi difficili e destinati alla ristretta cerchia degli specialisti: il nostro è semplicemente il tentativo di affidare a un racconto giornalistico – curioso, inaspettato, singolare – la ricerca di quelle tracce del passato che possono darci una energia nuova di fronte alle incognite di un futuro che sembra una montagna da scalare a mani nude.
Lo sapevate che Garibaldi qui era praticamente di casa e che una delle maggiori collezioni private di reperti garibaldini è a Livorno nel “museo che non c’è” della famiglia Sgarallino? Ve l’avevano mai detto (lo ascolteremo da un big come Umberto Terracini) che il Pci nasce in un teatrio San Marco dal tetto sfondato, con le finestre rotte e un freddo polare? C’è qualcuno che ricorda la strana storia dell’ex voto di Montenero con le babbucce e il corpetto della ragazza che Gioacchino Rossini renderà immortale nell’”Italia in Algeri”? E, a proposito di pirati barbareschi, qualcuno si immaginava che Livorno fosse la capitale dei corsari di parte cristiana? È un mix di curiosità, certo, ma anche il tentativo di scandagliare – perfino nell’era matta dello spread – le ragioni per non perdere la speranza in noi stessi.
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