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Livorno

la polemica

E la cena ebraica mandò in tilt la comunità

E la cena ebraica mandò in tilt la comunità

Il segretario Cabib: «Non è roba nostra». Chi c’era: «Ora non linciate gli eretici golosi»

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LIVORNO. Galeotta fu la cena ebraica non autorizzata dalla comunità ebraica ma decisamente apprezzata dagli esponenti della città ebraica che vi han partecipato. Galeotta forse perché non ha rispettato il kasherut, cioé l’idoneità di un cibo ad essere consumato da un ebreo, o forse perché - come ha sostenuto polemicamente qualcuno - senza l’imprimatur della comunità non si può definire ebraica una bella mangiata all’insegna di cibi dell’ebraica tradizione.

Fatto sta che la serata organizzata dalla Pro Loco di Montenero insieme ad alcune signore della comunità ebraica livornese, al ristorante Conti, dal titolo “A tavola con Modigliani nel giorno del suo compleanno”, anziché rivelarsi momento di piacere gastro-convivial-culturale, è diventata pretesto per una polemica tra alcuni esponenti dell’ebraismo cittadino.

Ad accendere le micce il segretario della comunità Carlo Cabib, che in una lettera al giornale sottolinea, anzi rettifica che «nessuna collaborazione da parte della comunità ebraica è stata concessa anche per quanto riguarda la preparazione dei cibi secondo la tradizione ebraica».

Che cosa prevedeva il menù, ci si chiederà a questo punto? Torta di ceci, acciughe alla povera, patè di pesce, salmone, crognolini, cuscus con plpettine sugo di pomodoro e fantasia di verdure, melanzane carote e ceci in salsa e fantasia di dolci della tradizione ebraica. Un bel carrello di cibi da leccarsi i baffi. E infatti chi c’era, anche esponenti della Livorno ebraica più conosciuta, a partire da Guastalla, pare che abbia gradito. L’innesco però ormai era stato acceso e a Cabib sono arrivate risposte in fila tramite il giornale: «Mi auguro che gli eretici golosi come Guastalla, Liscia e Novelli, incauti partecipanti al rito gastronomico non vengano linciati. Mala tempora currunt se per elaborare un menù occorre il consenso della propria comunità», scrive Disma Bianchini, presente alla cena. Le fa eco Stefano Capras: «C’ero anch’io con quattro carissimi amici, nessuno di noi ha trovato niente di scandaloso se si eccettua il fatto che la torta era forse un po’ ghiaccia. Mi pare che qualcuno i problemi se li cerchi col lanternino». Chiude, o almeno prova a chiudere la diatriba un altro esponente doc della comunità, Gadi Polacco: «Non penso proprio che nessuno, anche nella Comunità Ebraica, farnetichi pretendendo di dettare censure peraltro di tipo gastronomico. Ritengo che la comunicazione volesse solo dire che la cena non era garantita dalla Comunità come conforme alle leggi alimentari ebraiche, cosa effettivamente importante per chi segua queste norme che possono riguardare anche i piatti più semplici. Spero che si ripetano simili iniziative alle quali, magari con la collaborazione della Comunità stessa,possano partecipare anche quanti seguano scrupolosamente le regole della kasheruth». Buon appetito a tutti.

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