Il Tirreno

Livorno

Romano segretario Idv ha scelto la linea di scontro col Pd

di Juna Goti
Romano segretario Idv ha scelto la linea di scontro col Pd

Al congresso si misurano le alleanze con sinistra e liste Ma è rottura con una parte dei vertici regionali del partito

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LIVORNO. Andrea Romano si mette giacca, cravatta e diventa il nuovo coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori. Lo hanno deciso gli iscritti (a Livorno, sulla carta, sono circa 230) che ieri si sono riuniti in circoscrizione 1. Alla fine non c’è stata una vera votazione, perché quella di Romano è stata l’unica mozione (appoggiata da 93 firme, ne bastavano 20) sul tavolo della discussione: all’ultimo minuto Mario Gambacciani non si è candidato perché non è riuscito a mettere insieme i 15 nomi del coordinamento.

Romano, dopo avere ringraziato Benedetto Tuci (reggente fino a ieri) per l’«equilibrio dimostrato», dice una frase che mette subito le cose in chiaro: «Non fatevi ingannare dal vestito, l’ho messo per rispetto vostro, non cambierò linea». Quella di fuoco, che in Comune ha portato alla cacciata di Idv dalla giunta.

Nella sua mozione ripete le parole «legalità, etica e morale», promettendo di vigilare «sui rapporti tra politica e affari: la nostra coerenza non è in vendita per qualche posto». In tema di alleanze annuncia che «partiremo dai soggetti che il Pd oggi scansa: liste civiche, Federazione della sinistra, Sel, tutte forze con cui condividiamo l’opposizione al governo Monti». Poi i movimenti: in prima fila ad applaudire ci sono Rosaria Scaffidi e membri del comitato dell Limoncino.

Guardando ai prossimi due anni il neosegretario (che lascerà la carica di capogruppo a Lorenzo Del Lucchese) promette battaglia sul nuovo inceneritore («è scandaloso, Bersani ha detto che non si vuole alleare con chi è contro: tanti saluti... per fortuna ci sono anche Pd come quello di Capannori») e l’autostrada Tirrenica («una truffa, per il territorio resteranno solo sacrifici»).

A battezzarlo, insieme all’onorevole Ivan Rota, arriva il segretario regionale Fabio Evangelisti che per Romano ha sempre avuto «una certa simpatia». «Oggi – lo avverte – ti iscrivi alle scuole superiori per prendere il diploma di dirigente del partito: hai dimostrato intelligenza e attaccamento alla città, ora bisogna che tu smorzi qualche intemperanza, perché fare il segretario comporta responsabilità».

Quella di Evangelisti è una tirata d’orecchie affettuosa. Pesano come un macigno, invece, le parole del vicepresidente del consiglio regionale, Giuliano Fedeli: «Anche se si è cambiato la giacca ed è venuto tutto elegante, io non voterò per lui». Fedeli punta il dito contro i «metodi» del capogruppo, così come Mariella Valenti, responsabile immigrazione, che parla addirittura di «volgare arroganza e modo incivile di stare nelle istituzioni». La consigliera regionale Marta Gazzarri fa capire di non gradire troppo la candidatura («spero inizi un percorso per diventare davvero il segretario di tutti»). Chiede di «ripartire da Vasto per salvare la nostra democrazia» e chiede «senso di responsabilità in questa crisi, al di là di slogan e personalismi».

È al senso di responsabilità che si appellano anche i rappresentanti delle istituzioni presenti. A sorpresa, insieme al presidente della Provincia Giorgio Kutufà, arriva il sindaco Alessandro Cosimi. Alla vigilia il mancato invito (poi invece spedito) era stato sbandierato dallo stesso Tuci.

Kutufà ripete che «siamo in una tempesta, restiamo tutti a bordo, chi crede di sbarcare non fa l’interesse della comunità». Gli risponde per le rime Andea Ghilarducci (Sel), che ha appena annunciato l’addio alla maggioranza. «Questa nave – dice – deve andare in riparazione». In sala ci sono tutti i segretari di centrosinistra e sinistra - Yari De Filicaia (Pd), Lorenzo Cosimi (Fds), Andrea Ghilarducci (Sel) - più Marco Cannito (Città Diversa).

A Roma il puzzle delle alleanze non è ancora chiaro, il governo Monti impone scelte difficili mentre il grillismo avanza. In attesa di capire da che parte stare, ognuno cerca di affermare la propria identità, ma nessuno chiude o spalanca completamente le porte. Il sindaco mette in chiaro che su ambiente e società di servizi le scelte dovranno esser chiare e certe modalità di porsi di fronte ai problemi non funzioneranno. Ma dice anche che «se frantumiamo ogni possibilità di dialogo lasciamo spazio alla tecnocrazia». «Non ci sono chiusure ideologiche verso Romano – chiude – ma ci si confronti sui problemi concreti».

Lo stesso Evangelsiti si toglie qualche sassolino dalle scarpe sia sulla crisi in Comune che sull’uscita di Toncelli dal partito, ma arriva anche a dire che «noi dovremmo chiedere scusa per qualche espressione e asprezza di troppo: spero che questo sia il congresso della svolta». Cosa regalerà ancora la politica in vista delle elezioni?

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