Quella cannonata sulla facciata
Sul muro della Banca Commerciale il ricordo della resistenza agli austriaci
LIVORNO. Un buco nel muro e una data: 11 maggio 1849. Accanto a una finestra del primo piano, il lato sud del palazzo di proprietà della Banca Commerciale Italiana, ora Intesa San Paolo, reca la traccia di uno scontro a fuoco verificatosi nella zona dell'attuale piazza Cavour durante la disperata difesa di Livorno contro le soverchianti truppe austroungariche venute a restaurare la dominazione lorenese.
Al momento di quello sparo, forse una cannonata di piccolo calibro, gli Austriaci avevano evidentemente già sfondato le difese a Porta San Marco ed essendo penetrati in città si accingevano a cancellare le ultime sacche di resistenza.
Ma i richiami storici del palazzo non finiscono qui: sempre sulla stessa parete si staglia una lapide marmorea apposta nel dicembre del 1918 dalle associazioni patriottiche per ricordare il sacrificio di Guglielmo Oberdan, Cesare Battisti e Nazario Sauro, tutti e tre esponenti dell'irredentismo italiano ed impiccati dagli Austriaci, durante la Prima Guerra Mondiale, perché ritenuti traditori.
Dai documenti dell'Archivio di Stato la costruzione del palazzo risale alla prima metà dell'800 quando via Cairoli si chiamava ancora "Via delle quattro cantonate" e in quell'area sorgeva il "Casone", ovvero una caserma, situato a ridosso dell'estremità meridionale della fortificazione medicea: un bastione che sarà abbattuto in base al progetto di allargamento della città avviato nel 1828 da Luigi de Cambray-Digny, direttore delle Reali Fabbriche Lorenesi.
E' così che nasce la piazza del Casone (poi piazza Cavour), mentre seguendo l'andamento del Fosso (che sarà rettificato nel tratto lato mare) sorgono diversi fabbricati.
Uno di questi è appunto il palazzo che sarà della Commerciale Italiana, innalzato di certo prima del 1846 e noto all'epoca come palazzo Sajech-Rodocanacchi. Nel 1880 l'edificio risulta passato ad Emanuele Pandely Rodocanacchi e quindi, nel 1889, al conte Michelino Rodocanacchi Ralli, un personaggio molto interessante: a lui si deve infatti la prima esperienza livornese di costruzione automobilistica dando vita nel 1905, presso la sua villa di Monterotondo, alla Mrr, un'officina meccanica che produsse in tutto sei vetture, fra limousine e tonneau.
Nel 1902 il palazzo passò infine alla Banca Commerciale Italiana. Fu nel primo dopoguerra che via Cairoli si trasformò nell'attuale "via delle banche" con la demolizione degli edifici fatiscenti della zona attuata col Piano Regolatore del Centro cittadino del 1926, alla cui realizzazione collaborò, fra gli altri, l'ingegnere livornese Gino Cipriani, già alto dirigente dell'Ina a Roma, e col quale sorsero il Palazzo delle Poste, il Palazzo della Galleria ed i Palazzi di Santa Giulia e di San Francesco, oltre a ridisegnare l'abside del duomo apponendovi una grande fontana non più esistente. Ora le fusioni tra banche potrebbero cancellare altre sedi storiche dopo quella della Comit.
Roberto Riu
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